Vite straordinarie
lug 29th, 2010 | By busnosan | Category: Tempo Libero
In questi giorni mi sono visto due film che avevo da parte da mesi.
Il curioso caso di Benjamin Button e Lasciami entrare.
Il curioso caso di Benjamin Button me lo avevano raccontato per sommi capi e mi incuriosiva ma non eccessivamente. Bella l’idea di fondo di narrare la storia alla rovescia di un bambino nato vecchio che ringiovanisce fino a morire neonato. Un punto a favore mi è parso il voler sottolineare come la vita possa essere un lungo viaggio in solitaria, anche quando pensiamo di accompagnarci a parenti, amici o semplici conoscenti. Non male anche la trovata iniziale con l’abbandono del neonato avvizzito che il padre non vuole crescere dopo la morte della moglie e il fortunato incrocio con una badante che lavora in uno ospizio. Qui si alternano vecchietti più o meno arzilli che giungono nel loro “porto quiete” per prepararsi alla dipartita. Tra gli altri personaggi c’è un simpatico comandante di rimorchiatore che naviga tra le onde di una vita ordinaria e le sue velleità artistiche (ben rappresentate sul proprio corpo). Su tutti la Daisy interpretata da Cate Blanchett che pare essere la vera protagonista del film. Se infatti Benjamin attraversa la vita e il contesto storico che lo circonda legandosi davvero solo al vero amore e non subendo, in apparenza, le trame del destino, Daisy vive la sua vita “normale” accompagnata a quella straordinaria di Benjamin e il suo personaggio subisce pesantemente ciò che il fato le riserva. “Noi diversi siamo destinati a restare soli” si ode nel corso del film. Beh, io penso che quel Noi valga per tutti, come detto in precedenza, un forte messaggio della pellicola riguarda la vita in genere, un percorso che siamo destinati ad affrontare da soli, anche quando siamo in compagnia.
Poco fa ho visto Lasciami entrare, il film che narra la storia di Oskar e Eli. Il primo è un ragazzino dodicenne molto timido e vessato a scuola da compagni inclini al bullismo. Eli piomba nella vita di Oskar in piena notte quando arriva nella periferia di Stoccolma e va ad abitare nell’appartamento accanto al suo. Ah, dimenticavo, Eli è una piccola vampira più o meno dell’età di Oskar. Con lei un uomo che dovrebbe essere il padre che le procura il nutrimento, quando ci riesce. Oskar ha tutti i tratti peculiari del disadattato che subisce le angherie dei compagni e possiede un coltello con il quale sogna di farla pagare ai suoi aguzzini. Quando i due si incontrano nasce subito un sentimento che cresce nel corso della narrazione. Poche parole nei loro incontri e gesti che trasmettono la forte complicità che si viene creando tra i due. Mentre Eli continua a nutrirsi mietendo vittime la tenera storia d’amore si sviluppa e quando Oskar viene a conoscenza del tremendo segreto ciò sembra rafforzare il legame. La morte del “tutore” di Eli e le condizioni non più favorevoli alla sua permanenza la portano a scegliere di trasferirsi altrove. Oskar però ha un appuntamento con il fratello del suo “nemico” giurato Connie che vuole dargli una lezione dopo che lui si era ribellato al bulletto ferendolo durante una gita scolastica. Siamo al culmine, Oskar è costretto ad una prova di resistenza (3 minuti in apnea nella piscina della scuola) e ha praticamente perso i sensi quando Eli arriva. La sua prova d’amore è orripilante (decapitato uno dei ragazzi, smembrati altri due e lasciato a piangere a bordo vasca l’ultimo che si era chiamato fuori da quel “gioco”). Per Oskar però è la conferma del sentimento reciproco e i due se ne vanno verso il loro futuro insieme.
Atmosfere rarefatte e la neve scandinava a ovattare il tutto. Neve che esalta il sangue versato dalle vittime di Eli tra l’altro. L’espediente del linguaggio morse usato per comunicare attarverso i muri degli appartamenti a dare ancor più la sensazione di estraneità dei due rispetto al mondo esterno. E poi l’amore, che magari trova libero sfogo nelle forme a noi meno consone ma è sempre amore!













