Mentre i nostri media di regime continuano nella loro opera di disinformazione su Russia e soprattutto Cina il paese del dragone va per la sua strada.
Ieri ho ascoltato il brillante commento di Dazibao (https://www.youtube.com/watch?v=a4OfSWoQjBo) sulla presunta epurazione del Presidente Xi Jinping.
A rivelare lo scoop in Italia è stato quel grandissimo “giornalista”, oggi vicedirettore del CorSera, di Federico Fubini.
A dire il vero lui dall’alto della sua immensa esperienza e capacità di analisi non ha fatto altro che scopiazzare una bufala che è stata fatta girare in rete da sedicenti siti di informazione che altro non sono che diffusori di balle atte a screditare i vertici politici cinesi.
E dato che Fubini è un fenomeno del giornalismo da riporto lo ritroviamo ancora una volta lancia in resta a dare lustro alla sua vera categoria, quella delle mignotte di regime con le penna in mano.
L’articolo, o meglio il copia-incolla (https://www.corriere.it/economia/finanza/25_luglio_14/xi-jinping-commissariato-la-scomparsa-del-leader-il-silenzio-dei-media-di-stato-cosa-sta-succedendo-in-cina-9643b84e-4eb7-4ac2-8b77-82ea841f3xlk.shtml?refresh_ce) è di due giorni fa e sta già invecchiando male, ma come ben sappiamo questi pennivendoli non hanno pudore e il signor Fubini continuerà a scrivere minchiate senza battere ciglio. Il pubblico di beoti che lo segue e gli dà credito non si pone domande contando sul fatto che l’essere vicedirettore del CorSera ti dia in automatico il certificato di credibilità sulla fiducia.
Il video di Davide (Dazibao) sarebbe più che sufficiente per chiudere la questione, ma già che ci siamo e dato che Fubini & friends citano l’agenzia di stampa cinese Xinhua riportiamo l’ultima news lette prima di scrivere questo articolo (Xi addresses Central Urban Work Conference, listing priorities for urban development – https://english.news.cn/20250715/44b5fbda474f427385ff1d48def3dc0f/c.html) nella quale ritroviamo il leader “deposto” alla conferenza sul lavoro urbano di Pechino svoltasi tra lunedì e martedì.
Oddio, potrebbe sempre essere un sosia, ma direi che ci possiamo fidare nonostante i cinesi siano notoriamente bugiardi mentre noi siamo angioletti che non mentono mai.
Fatta l’introduzione ad minchiam andiamo al vero focus che è la condivisione di un articolo pubblicato dal South China Morning Post nel quale si parla della questione che sta facendo diventare matti i nostri amichetti di Washington, la definitiva morte del dollaro come riserva di valuta mondiale.
In “China looks to Africa as testing ground for global roll-out of yuan” (https://www.scmp.com/news/china/diplomacy/article/3318388/china-looks-africa-testing-ground-global-roll-out-yuan?module=top_story&pgtype=homepage) si parla di Africa e di come la Cina stia inesorabilmente portando verso lo yuan i paesi del continente nero.
Leggiamo.
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La Cina considera l’Africa un banco di prova per l’introduzione globale dello yuan
Un numero crescente di nazioni africane ha stipulato accordi per esplorare o implementare l’uso della valuta cinese per le transazioni commerciali e finanziarie.
La Cina sembra considerare l’Africa un banco di prova per l’internazionalizzazione dello yuan, nel tentativo di espanderne l’uso globale e di rompere il predominio del dollaro statunitense.
Durante un recente incontro al Cairo, le banche centrali di Cina ed Egitto hanno firmato una serie di accordi per promuovere l’uso dello yuan nel commercio e negli investimenti. Questi accordi, elogiati dal governatore della Banca Popolare Cinese Pan Gongsheng come un passo fondamentale per il progresso dei rapporti economici, sono stati firmati la scorsa settimana durante la visita del Primo Ministro cinese Li Qiang in Egitto.
Verranno valutati uno swap valutario e obbligazioni panda in yuan emesse da società estere nei mercati della Cina continentale. Gli accordi riguardano anche la cooperazione sui pagamenti elettronici, tra cui l’espansione dei servizi UnionPay cinesi e la facilitazione delle transazioni transfrontaliere in yuan per le banche nella zona di cooperazione economica e commerciale TEDA di Suez tra Cina ed Egitto, vicino alla città di Suez. Ciò avverrà tramite pagamenti in valuta locale effettuati tramite il Sistema di Pagamento Interbancario Transfrontaliero (CIPS), l’alternativa cinese alla rete di pagamento internazionale SWIFT.
L’Egitto si aggiunge a una crescente lista di nazioni africane che hanno accordi basati sullo yuan con la Cina, tra cui Sudafrica, Nigeria e Angola, che stanno tutte esplorando o implementando l’uso della valuta cinese per le transazioni commerciali e finanziarie.
Ad esempio, la Nigeria ha un accordo di swap valutario con la Cina, rinnovato a dicembre per 15 miliardi di yuan (2 miliardi di dollari), che consente lo scambio diretto tra naira e yuan, bypassando il dollaro statunitense.
Secondo Lauren Johnston, ricercatrice senior presso l’AustChina Institute ed esperta di Cina e Africa, l’Africa è un continente in cui il commercio con la Cina è importante, ma è anche un continente in cui molti paesi faticano ad accedere a sufficienti valute estere come l’euro o il dollaro statunitense. “Per la Cina, potrebbe esserci la possibilità di testare l’internazionalizzazione del RMB inizialmente attraverso alcuni paesi africani, dove i volumi potrebbero essere limitati su scala globale e la presenza cinese nella regione relativamente ampia”, ha affermato Johnston.
La scorsa settimana, la China Development Bank e la Development Bank of Southern Africa hanno firmato un accordo di prestito del valore di 2,1 miliardi di yuan, il loro primo accordo di cooperazione finanziaria denominato in yuan. Oltre a ciò, il Sudafrica ha anche un accordo di swap valutario con Pechino, firmato inizialmente nel 2015 per 30 miliardi di yuan, che mira a facilitare il commercio e gli investimenti bilaterali.
Johnston ha affermato che la Cina si trova in una posizione insolita, essendo un importante operatore commerciale mondiale e una grande economia la cui valuta non gioca un ruolo significativo nell’economia globale. Ha aggiunto che ci sono ragioni storiche ed economiche per questo, tra cui il desiderio della Cina di controllare il proprio conto capitale piuttosto che essere in balia degli speculatori.
“Come ogni cambiamento di politica negli ultimi decenni di ‘riforme e aperture’, qualsiasi cambiamento relativo all’internazionalizzazione del RMB sarà graduale”, ha affermato Johnston. Ha affermato che tali cambiamenti sono particolarmente complessi nel caso dello yuan a causa di “una serie di variabili politiche, come il tasso di cambio, il tasso di crescita, le ragioni di scambio e i saldi dei conti capitale”.
A giugno, la Standard Bank sudafricana è diventata una delle prime in Africa a offrire il CIPS per facilitare i pagamenti interbancari diretti in yuan tra Africa e Cina. La Standard Bank è la più grande banca del continente ed è in parte di proprietà della Banca Industriale e Commerciale Cinese, che detiene una quota del 20%.
Anche la banca multilaterale African Export-Import Bank (Afreximbank), con sede al Cairo, ha aderito al CIPS il mese scorso per “transazioni in yuan più rapide, economiche e autonome” nel commercio tra Cina e Africa.
Secondo l’istituto di credito, la Cina rappresenta ora il 20% del commercio globale africano, rispetto al solo 5% di vent’anni fa. “Mentre il commercio di beni è progredito rapidamente, lo stesso non si può dire dei flussi finanziari, che rimangono ostacolati da attriti transfrontalieri, elevati costi di transazione e processi complessi che limitano il pieno potenziale di questa fondamentale partnership economica”, ha dichiarato Afreximbank all’inizio di luglio. Ha affermato che il CIPS era già utilizzato da oltre 4.900 istituti bancari in 187 paesi e regioni.
Le nuove partnership CIPS rappresentano un progresso fondamentale per la Cina, che cerca di costruire un’alternativa a SWIFT al di fuori della giurisdizione legale degli Stati Uniti e dell’Unione Europea.
Johnston ha affermato che le tensioni geoeconomiche legate all’uso di SWIFT e alla possibilità di congelare i risparmi in valuta estera – come il congelamento delle riserve valutarie della Russia dopo l’invasione dell’Ucraina – hanno evidenziato l’interesse di alcuni paesi BRICS a ridurre la propria dipendenza da tali valute.
“L’Egitto e il Sudafrica sono entrambi membri dei BRICS e importanti economie africane, ma non importanti a livello internazionale”, ha affermato Johnston. “Questo potrebbe renderli buoni esempi per testare la graduale implementazione internazionale del RMB”.
L’analista geoeconomico dell’Africa subsahariana Aly-Khan Satchu ha affermato che gli accordi basati sullo yuan negli accordi Cina-Africa stanno diventando sempre più popolari, sebbene rappresentino “una frazione del volume commerciale”.
“Questo potrebbe potenzialmente arrivare al 100% del volume commerciale”, ha affermato, osservando che non vi è alcun motivo per cui l’Africa debba utilizzare il dollaro statunitense per i suoi scambi commerciali con la Cina.
“Probabilmente la Cina è intenzionata a procedere gradualmente, ma col tempo questa tendenza si muoverà in una sola direzione”, ha affermato, aggiungendo che la sfida al predominio del dollaro statunitense è ancora “ancora lontana”.
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Precisiamo che quando si parla, come faccio io da anni, di crollo dell’impero a guida anglo USA-Londra, oltre a quello della nostra moribonda civiltà occidentale, e del già sorto nuovo impero, o nuovo ordine mondiale se preferite, si parla di cose che stanno andando in porto coi consueti tempi della storia (magari le dessimo retta quando ci spiega che certe dinamiche si ripetono, seppur con modalità differenti, con una ciclicità impressionante).
Se si legge bene la fine dell’articolo si fa notare come la Cina stia andando con attenzione e tempi lunghi che fanno dire all’analista geoeconomico dell’Africa subsahariana Aly-Khan Satchu che “la sfida al predominio del dollaro statunitense è ancora lontana“.
Beh, io non sarei così sicuro anche perché stiamo vedendo nei numeri macroeconomici il crollo della valuta statunitense.
Non a caso l’Oro, ma anche il Bitcoin, vero e proprio cavallo di Troia per spingerci dentro la gabbia digitale, stanno galoppando da tempo nelle quotazioni.
L’impero cerca di sostituire la moneta di riserva esattamente come alla fine degli anni ’70 fece quando il sistema con riserva in oro stava saltando – qui ribaidsco quanto detto altre volte, ovvero di andare a leggere i documenti delle banche centrali di mezzo mondo che spiegano quale fosse la reale situazione – e Nixon aprì l’era della FIAT money grazie alla quale abbiamo creato questo nostro mondo decadente. Sono bastati (si fa per dire) cinquant’anni.
Si consideri anche un altro fattore importante, la Cina non è l’Europa e nemmeno gli USA, la Cina ha una filosofia, una cultura (anche economica) e una idea di tempo completamente diversa dalla nostra.
La nostra smania di velocità non la contemplano, ma una cosa è certa, ci verranno a prendere.
In tutto questo non dico che sarà lo yuan la nuova riserva di valore mondiale poiché sono convinto del fatto che ci rifileranno una moneta unica digitale.
Ma anche in questo caso sarà la Cina la capofila essendo avanti anni luce rispetto a tutto il resto del mondo proprio nello sviluppo di robotizzazione e digitalizzazione della vita.
Ah, quasi dimenticavo, al locomotiva va anche perché, nonostante le balle che raccontano i Fubini & friends, la loro economia cresce a ritmi che noi non possiamo sostenere – e anche questo è normale per tutta una serie di motivi che non sto qui a ripetere, ma che sono fisiologici – e noi faremmo bene a cercare il modo migliore per stare in scia e trarne il maggior beneficio invece di restare ancorati all’anglo Titanic che affonda.