Come è noto i minerali costituiscono da sempre, e quando dico sempre intendo letteralmente andando fino a millenni addietro, uno dei fattori più importanti non solo nello sviluppo delle civiltà e delle economie, ma anche dei conflitti, siano essi militari o di altra natura.
Condivido un paio di articoli che ci ricordano come oggi, oltre alla epocale evoluzione del sistema finanziario alle porte, le cosiddette terre rare, grazie alla loro importanza chiave sia in ambito commerciale che militare, siano al centro delle controversie internazionali e della attuale guerra commerciale messa in piedi dal buon Trump.
Nel primo, a cura del RUSI (Royal University Services Instituite), leggiamo del confronto tra USA e Cina in America Latina.
Da notare che l’articolo non fa riferimento a settori merceologici come informatica o automotive, al contrario è tutto incentrato sulla filiera militare.
Tra i vari paesi citati con le rispettive risorse c’è il Brasile, in particolare per il cobalto.
Riporto anche un link al sito del nostro Ministero degli Esteri (https://www.esteri.it/it/sala_stampa/archivionotizie/diplomazia-economica/2025/07/il-brasile-punta-sui-minerali-strategici-per-guidare-la-transizione-energetica/) che cinque giorni fa parlava proprio di Brasile e di come le sue esportazioni di minerali siano praticamente tutte verso la Cina per il trattamento.
Notevoli i numeri riportati per il solo primo semestre 2025 con aumenti percentuali a tripla cifra.
Pare del tutto chiaro che l’obiettivo di USA e UE sia quello di portare via quote di mercato alla Cina e di inserirsi in Brasile così come in altri paesi sudamericani nelle nuove filiere di estrazione che stanno nascendo.
Argentina e Cile hanno riserve di litio che sono contese tra le due superpotenze e la battaglia per assicurarsi il predominio è quotidiana.
In Argetina il cambio di regime con Milei alla presidenza ha favorito gli USA che, come ricordato nell’articolo del R.U.S.I., giocano pesante la carta del F.M.I. (Fondo Monetario Interanzionale). Proprio in queste settimane l’FMI ha garantito un nuovo finaziamento all’Argetina grazie al quale Milei ha potuto fare sfoggio del “risultato” ottentuo con la riduzione dell’inflazione. Chiaramente poi questi “favori”, che però dovranno essere restituiti col sangue, sono a buon rendere e qui entrano in gioco proprio i minerali.
Il Cile ha a sua volta un ruolo importante nella questione litio, mentre il Perù vede una preponderanza cinese in minerali come il rame.
In realtà l’utilità di questo articolo sta nel fatto che ci permette di comprendere la complessità della faccenda e della guerra vera e propria che il signor Trump sta conducendo contro i BRICS.
Le domande finali sono quelle a cui questi paesi devono trovare uan risposta in un difficle equilibrio tra occidente e oriente.
Nel secondo articolo pubblicato da Zerohedge si parla di RDC (Repubblica Democratica del Congo) dove gli USA stanno cercando disperatamente di riequilibrare la situazione con una Cina ben insediata da tempo, un po’ come fatto in tutta l’Africa da almeno vent’anni.
Il problema sta nel fatto che mentre in Sud America, almeno per ora, si parla di interventi di varie natura escludendo quelli “militari sporchi” in Africa la moneta che lor signori vogliono utilizzare è quella della destabilizzazione dei paesi possessori di materie prime fondamentali.
C’è un passaggio che spiega bene quel che accade da quelle parti quando si racconta degli accordi che gli USA fanno firmare alla RDC, come quello firmato con il Ruanda (“minerali in cambio di sicurezza“). Qui è accaduto qualcosa di paradigmatico con la creazione di guerre tra stati o interne allo stato bersaglio che poi vengono “risolte” dall’intervento dei “buoni” statunintensi.
Da notare come il professore di diritto all’Università di Kinshasa, Joseph Cihunda, abbia affermato che “I minerali sono abbondanti nella Repubblica Democratica del Congo e c’è spazio per tutti, americani, europei e cinesi”, il che sarebbe anche vero, ma c’è da capire se a tutti gli attori in scena stia bene partecipare e non vogliano invece monopolizzare. E noi sappiamo bene come si comportano di solito i cari amici di Washington, Londra e della cancellerie europee.
Detto questo passiamo ai testi che riporto qui sotto.
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(Articolo originale: https://www.rusi.org/explore-our-research/publications/commentary/critical-minerals-and-us-china-rivalry-south-america)
I minerali essenziali dell’America Latina rappresentano un punto critico geopolitico, con le scelte di difesa di Brasile, Argentina, Cile e Perù sempre più coinvolte nella competizione di potere globale.
La corsa al dominio del mercato in questioni cruciali come l’intelligenza artificiale, le reti 5G, i semiconduttori e le materie prime essenziali si sta svolgendo simultaneamente e in punti caldi sottoposti a un forte riallineamento geopolitico in Eurasia, Africa e Sud America.
L’aumento del consumo militare di metalli tradizionali come rame e argento per munizioni, sistemi elettronici e d’arma, o grafite e litio utilizzati nella produzione di batterie, comunicazioni militari e sistemi senza pilota, ha individuato l’emisfero occidentale come un crescente campo di gioco strategico grazie alla sua abbondanza di queste risorse.
Le nazioni ricche di risorse sembrano confrontarsi con quello che gli studiosi chiamano un “trilemma dei minerali”, in cui i governi devono “bilanciare sicurezza nazionale, fattibilità economica e sostenibilità”. Per i paesi latinoamericani, sia dal punto di vista delle capacità di difesa interna che della rilevanza geopolitica, minerali come litio, grafite, rame, nichel, uranio, cobalto e terre rare sono considerati particolarmente apprezzati dalle nazioni industrializzate. Il Ministero della Difesa del Regno Unito sta gestendo attivamente la resilienza della catena di approvvigionamento per proteggere la prontezza militare “dalla più semplice arma da fuoco ai caccia F-35”. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti sta investendo con decisione in progetti minerari critici, dato l’elevato livello di tensione con la concorrenza cinese. Pechino ha annunciato alla fine del 2024 severe restrizioni all’esportazione di tecnologie a duplice uso e barriere al commercio di minerali critici. “La sicurezza dei minerali critici è ora intrinsecamente legata all’escalation della guerra commerciale tecnologica”, hanno aggiunto gli osservatori.
Secondo la NATO, i minerali critici e le terre rare consentono sistemi d’arma ad alta tecnologia e la guerra elettronica e possono essere trovati in sistemi radar, armi a guida di precisione, motori a reazione, laser, visori notturni e comunicazioni.
Brasile e Argentina dispongono di notevoli riserve di terre rare. Il cobalto, presente a Cuba, in Brasile e in piccoli giacimenti in altri paesi, è attualmente utilizzato in materiali termoresistenti e sistemi di alimentazione, tra cui leghe ad alte prestazioni, batterie per elettronica militare e missili. La grafite viene utilizzata nella produzione di batterie, nella tecnologia missilistica e nei lubrificanti di livello militare, in particolare anodi per batterie, lubrificanti per equipaggiamenti militari ad alte prestazioni e reattori nucleari. Messico e Brasile dispongono di considerevoli risorse di grafite.
I brasiliani stanno sviluppando il primo sottomarino a propulsione nucleare dell’America Latina (SN Álvaro Alberto), che richiede l’arricchimento dell’uranio e leghe ad alte prestazioni come niobio e nichel. Il suo programma spaziale, responsabile del Centro di Lancio di Alcântara, necessita di terre rare per la tecnologia satellitare e i sistemi di guida. Inoltre, l’industria di esportazione della difesa, che ruota attorno ai jet Embraer, necessita di un accesso stabile ad alluminio, nichel e terre rare. Il Brasile gode di una posizione strategica favorevole, essendo autosufficiente in niobio e uranio. Le sue ambizioni di ridurre la dipendenza dalla Cina per gli elementi delle terre rare attraverso lo sviluppo interno hanno indirizzato il Paese verso un ruolo di leadership regionale nella cooperazione industriale della difesa.
L’industria mondiale degli armamenti utilizza sempre più frequentemente il nichel (di cui Brasile, Cuba e Colombia vantano una produzione significativa) in leghe per blindature, motori a reazione e catodi di batterie. Il nichel e altri metalli resistenti alla corrosione garantiscono la durevolezza dell’equipaggiamento militare.
Sistemi come il missile antiradiazioni aria-superficie MAR-1 brasiliano, utilizzato sulle piattaforme AMX, F-5 e Mirage, trovano vari utilizzi per minerali critici, tra cui terre rare (neodimio, praseodimio, terbio e disprosio) per magneti permanenti nei sistemi di guida; leghe a base di rame e nichel per componenti elettronici affidabili e resilienza strutturale. Gli aerei Embraer (come gli E-jet e il C-390) utilizzano titanio e una serie di altri metalli e terre rare per motori e sistemi radar, con cablaggi in rame e leghe di alluminio di alta qualità essenziali per l’avionica e i componenti strutturali.
L’Argentina gestisce centrali nucleari e dispone di impianti di arricchimento. Ciò supporta l’energia nucleare e la potenziale tecnologia di propulsione navale. L’aeronautica militare e il settore aerospaziale (INVAP) fanno affidamento sulle terre rare e sui metalli ad alta purezza per sistemi radar e satelliti. La forza dell’Argentina nella ricerca e sviluppo scientifico, in contrasto con la sua limitata estrazione su scala industriale, è un punto di forza. Mentre i governi precedenti hanno cercato di collaborare con Brasile e Cina per lo sviluppo di tecnologie a duplice uso, l’attuale amministrazione potrebbe essere più interessata a sviluppare catene del valore nazionali del litio con potenziali ricadute tecnologiche militari. L’Argentina possiede importanti riserve nel Triangolo del Litio (la regione ricca di risorse compresa tra Argentina, Bolivia e Cile) e giacimenti minori di terre rare in Patagonia.
Brasile e Argentina dispongono di riserve note di uranio e di una certa capacità di arricchimento. L’importanza dell’uranio per la difesa è legata alla deterrenza strategica (armi nucleari), alla propulsione navale (sottomarini) e ai reattori per il fabbisogno energetico militare. Gli armamenti anticarro per la fanteria, come il MARA argentino dell’azienda locale DGFM e dell’agenzia federale responsabile dello sviluppo e della ricerca tecnologica per le forze armate, CITEDEF, utilizzano tipicamente rame, nichel e terre rare, impiegati nell’elettronica di guida e nei sistemi di accensione del propellente per razzi, e leghe di acciaio/nichel di alta qualità nei tubi di lancio per l’integrità strutturale.
Gli ingenti investimenti esteri del Cile da parte di Stati Uniti e Cina in litio e rame contrastano con un’industria della difesa interna di modesta entità. Il Paese ha riposto le sue speranze nel diventare un fornitore chiave di minerali per il mercato delle esportazioni, in quanto non ha un programma nucleare, ma è fortemente impegnato nello spazio e nell’acquisizione lenta ma costante di sistemi senza pilota. La sua attenzione alla diplomazia delle risorse più che allo sviluppo militare-industriale è il risultato di una lunga tradizione nel rame (il maggiore produttore mondiale) e di nuovi piani per lo sviluppo del settore interno del litio (il secondo produttore mondiale).
I sistemi di difesa aerea, come il NASAMS cileno, contengono elementi di terre rare per l’elettronica radar, i componenti phased array e i componenti magnetici. I sistemi di difesa aerea cilena, come i cannoni antiaerei tipo Mistral e M-163/M-167, utilizzano spesso terre rare e cobalto nell’elettronica di guida e nei sensori magnetici; e leghe di rame e nichel nell’elettronica di controllo del fuoco e nelle strutture dei lanciatori. L’azienda statale FAMAE produce armi da fuoco come la carabina CT-30, il mitra SAF, il fucile di precisione FD-200 e i lanciarazzi, che possono spesso utilizzare leghe di rame e nichel nelle canne di precisione e nei meccanismi di sparo, e litio e grafite nei moduli avanzati di guida a lancio multiplo e nell’elettronica delle testate.
Analogamente, l’industria della difesa peruviana è limitata, il che fa sì che il Paese agisca più come fornitore di risorse. Le aziende straniere, in particolare Cina e Stati Uniti, sono fortemente coinvolte in pratiche estrattive che rendono il Perù un forte concorrente di altri poli delle catene del valore regionali, ad esempio Brasile e Cile. Tuttavia, date le sue ingenti riserve di rame (secondo produttore latinoamericano), litio (giacimenti emergenti meno sviluppati) e terre rare (potenziale limitato ma inutilizzato nelle regioni andine), il Perù può invertire la rotta dell’offerta interna del Paese per il mercato globale della difesa.
Gli armamenti peruviani, tra cui il Mi-24 di fabbricazione russa, utilizzano il titanio nella loro corazza, e le navi attualmente in costruzione per la Marina da parte di Hyundai Heavy Industries utilizzeranno cobalto e manganese nei cablaggi, nelle comunicazioni e nei sensori di tutti i sistemi, mentre nichel, cobalto e terre rare saranno necessari nei sistemi missilistici, negli armamenti, nelle turbine dei motori e nell’elettronica. Le capacità tecnologiche delle batterie agli ioni di litio saranno offerte nel pacchetto Hyundai per la sostituzione dei sottomarini.
Allineamento strategico o neutralità?
La Cina è il principale partner commerciale del Brasile e il principale investitore in terre rare, litio e infrastrutture. Gli Stati Uniti, d’altra parte, sostengono l’industria della difesa brasiliana attraverso partnership con Embraer e la sorveglianza di Amazon, tra gli altri, ma sono diffidenti nei confronti dell’accesso cinese a minerali a duplice uso e porti strategici come quello del Rio Grande do Sul. Il sottomarino nucleare brasiliano si basa sull’uranio e su leghe ad alta resistenza ed è soggetto a controlli sulle esportazioni, sotto l’occhio attento sia degli Stati Uniti che della Cina. Le riserve di niobio del paese (il 90% dell’offerta globale) sono strategicamente vitali per le aziende aerospaziali e di difesa statunitensi e della NATO. Washington potrebbe incoraggiare il Brasile a “ridurre i rischi” nelle catene di approvvigionamento di terre rare dalla Cina, ma il Brasile sta cercando di bilanciare attentamente le due situazioni. Il suo semi-allineamento con entrambe le superpotenze implica che le esportazioni militari di Embraer (ad esempio, il KC-390) potrebbero essere influenzate dal nazionalismo della catena di approvvigionamento o dai controlli sulle esportazioni.
I punti di pressione geopolitica dell’Argentina stanno aumentando. La Cina sta investendo massicciamente in progetti basati sul litio e in centrali nucleari. Ma sotto la presidenza di Javier Milei, gli Stati Uniti stanno cercando di riaffermare la propria influenza, anche attraverso negoziati con il FMI e partnership con aziende statunitensi nel settore del litio. La posizione del Paese nel triangolo del litio lo pone al centro della guerra delle batterie tra Stati Uniti e Cina, con potenziali ripercussioni sulla tecnologia per scopi militari. La Cina ha recentemente offerto caccia JF-17 e pacchetti di modernizzazione militare, che includevano sistemi che richiedevano terre rare, litio e leghe avanzate, ma l’Argentina ha optato invece per l’accordo approvato dagli americani di acquisire jet F-16 dalla Danimarca. Tuttavia, l’accesso dell’Argentina alla tecnologia di difesa occidentale potrebbe essere limitato se in futuro approfondisse la cooperazione in materia di sicurezza con la Cina. Il controllo del litio è un campo di battaglia chiave.
Allo stesso modo, il Cile è un peso massimo mondiale nel litio e una superpotenza nel rame. La Cina è uno dei principali acquirenti, ma gli Stati Uniti stanno aumentando la pressione per costruire una filiera del litio lontana dalla lavorazione cinese, offrendo al litio cileno un’agevolazione fiscale statunitense nel 2024. Sebbene il Cile non sia un importante produttore di armi, gli Stati Uniti potrebbero usare la loro influenza sul litio per influenzare l’allineamento della politica estera, compresi gli acquisti militari. Il Cile utilizza sistemi di difesa statunitensi ed europei come il carro armato Leopard 2, i caccia F-16 e capacità navali con tecnologie che dipendono da minerali critici, il che potrebbe creare dipendenza dalle esportazioni cilene.
La Cina domina il settore minerario peruviano, in particolare il rame, attraverso aziende come MMG e Chinalco. Gli Stati Uniti sono diffidenti nei confronti del controllo cinese sui porti, sulle ferrovie e sull’estrazione di minerali rari peruviani. Ma la notizia della modernizzazione navale con Hyundai ha attenuato le preoccupazioni degli Stati Uniti riguardo al coinvolgimento tecnologico militare tra Perù e Cina. Molti dei sistemi d’arma di Pechino richiedono rame, cobalto e terre rare, che possono essere estratti in Perù ma esportati principalmente in Cina per la lavorazione, bloccando il Perù nel circuito tecnologico cinese.
Affrontare il “trilemma dei minerali”
Se i paesi sudamericani dovessero sbilanciarsi troppo verso la Cina, Washington potrebbe emanare sanzioni economiche o imporre nuovi dazi sui sistemi di difesa di origine cinese, sulle tecnologie a duplice uso e sulle aziende correlate che operano in America Latina. Ciò potrebbe includere restrizioni all’interoperabilità, all’integrazione del software e alle catene di approvvigionamento dei minerali sensibili. Ma i paesi stanno già pianificando le loro relazioni bilaterali con Washington.
Per i paesi che lavorano il litio, potrebbe essere più sensato promuovere hub di lavorazione regionali non legati alla Cina e garantire in modo convincente che le piattaforme militari rimangano interoperabili al 100% con l’Occidente. Le esportazioni di rame potrebbero essere prese di mira indirettamente tramite restrizioni al duplice uso, e l’addestramento militare-militare o la condivisione di informazioni con gli Stati Uniti potrebbero essere ridimensionati. Nel breve termine, il settore della difesa brasiliano dovrebbe continuare a orientarsi verso i sistemi statunitensi ed europei, evitando un profondo coinvolgimento con la difesa cinese. L’Argentina è desiderosa di continuare le opportunità di trasferimento tecnologico statunitense e lo stretto rapporto del Cile con l’esercito statunitense potrebbe dover essere controbilanciato dalla scelta del paese di allinearsi con Pechino nelle esportazioni di minerali (che potrebbe potenzialmente impedire al litio cileno lavorato in Cina di entrare nelle catene di approvvigionamento della difesa statunitense).
Le nazioni sudamericane creeranno una base industriale più resiliente, evitando la fuga di tecnologia verso aziende legate alla Cina? Potranno diventare un fornitore affidabile di minerali essenziali per i paesi della NATO? Potranno sfuggire alla stretta tra le principali piattaforme di armamenti statunitensi e la dipendenza mineraria cinese? Sarà possibile ridurre i rischi negoziando con più controparti europee? I decisori militari e civili sudamericani devono rispondere al “trilemma dei minerali”, un pilastro decisivo dell’attuale sovranità strategica, più velocemente di quanto il resto del mondo si muova verso il controllo del mercato.
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(Articolo originale: https://www.zerohedge.com/markets/us-catching-competition-china-over-dr-congo-minerals-intensifies)
“Gli Stati Uniti stanno recuperando terreno”: si intensifica la concorrenza con la Cina per i minerali della Repubblica Democratica del Congo
Dopo anni di controllo quasi esclusivo sulle ricche riserve minerarie della Repubblica Democratica del Congo (RDC), la Cina si trova ora ad affrontare una crescente concorrenza da parte degli Stati Uniti. Washington sta agendo in modo aggressivo per assicurarsi l’accesso a cobalto, rame e litio, essenziali per i veicoli elettrici, l’energia verde e le tecnologie di difesa, secondo il South China Morning Post.
L’anno scorso, gli Stati Uniti avrebbero fatto pressione su Kinshasa affinché bloccasse l’acquisizione cinese di Chemaf Resources. Ora, un consorzio statunitense, composto da aziende guidate da ex dirigenti militari, ha presentato un’offerta per le attività di Chemaf, tra cui l’importante progetto rame-cobalto di Mutoshi. Anche la KoBold Metals, sostenuta da Bill Gates e Jeff Bezos, ha firmato un accordo per esplorare il giacimento di litio di Manono, nonostante una controversia legale con l’australiana AVZ Minerals.
Queste mosse fanno seguito a un accordo “minerali in cambio di sicurezza” stipulato tra la RDC e il Ruanda, mediato dagli Stati Uniti, volto a stabilizzare il Congo orientale. In cambio, le aziende americane ottengono l’accesso alle risorse minerarie.
Joseph Cihunda, professore di diritto all’Università di Kinshasa, ha affermato che il governo congolese sta cercando di evitare di diventare un campo di battaglia tra potenze globali. “Persino l’opinione pubblica congolese non vuole un simile scontro”, ha osservato. Il presidente Félix Tshisekedi ha recentemente incontrato i funzionari cinesi per rassicurarli sulla continua cooperazione.
“I minerali sono abbondanti nella Repubblica Democratica del Congo e c’è spazio per tutti, americani, europei e cinesi”, ha aggiunto Cihunda.
Il SCMP scrive che la Cina rimane profondamente radicata nel settore minerario della RDC. Il suo ambasciatore a Kinshasa, Zhao Bin, ha respinto le accuse secondo cui Pechino avrebbe trascurato il Congo, affermando: “Non abbiamo trattato la Repubblica Democratica del Congo come una merce di scambio né imposto misure discriminatorie nei suoi confronti”. Zhao ha sottolineato la politica di “non ingerenza” della Cina e il suo sostegno pratico, dagli aiuti militari all’assistenza economica.
Gli analisti affermano che gli Stati Uniti stanno ora cercando di recuperare terreno. Sun Yun dello Stimson Center ha affermato: “Gli Stati Uniti stanno recuperando terreno sulla loro vulnerabilità mineraria critica e dovranno impegnarsi con forza per ottenere maggiori risorse e sicurezza nella loro catena di approvvigionamento”.
Gran parte della concorrenza si concentra sul cobalto, di cui la RDC fornisce circa il 70% del totale mondiale, oltre che su rame, litio e altri metalli chiave. Negli ultimi anni, le aziende occidentali hanno ceduto molti asset al controllo cinese, tra cui la vendita di Tenke Fungurume e Kisanfu da parte di Freeport-McMoRan a China Molybdenum nel 2016 e nel 2020.
Chris Berry di House Mountain Partners ha affermato che la politica statunitense sui minerali si è spostata dagli obiettivi ambientali alle priorità di sicurezza: “Piuttosto che concentrarsi su ESG o ‘crescita verde’, l’attenzione è ora rivolta alla difesa nazionale e all’autosufficienza nell’accesso ai minerali critici”. Si aspetta che le aziende statunitensi siano “molto più aggressive nella conclusione di accordi” nella competizione con la Cina.
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Abbiamo già detto tutto in apertura per cui chiudiamo con la consapevolezza che da qui dipende molto del futuro mondiale.
I minerali di cui si parla sono la base della civiltà, già del presente, ma soprattutto del futuro digitale che si sta costruendo.