A Dicembre Corriere della Sera (http://www.corriere.it/esteri/17_dicembre_19/ahed-tamimi-arrestata-16enne-che-picchia-soldati-israeliani-cd7f33b8-e4cb-11e7-99b2-e4b972c90c1d.shtml), Repubblica (http://www.repubblica.it/esteri/2017/12/19/news/cisgiordania_ahed_tamini_arresto_soldati_israeliani-184621760/?refresh_ce) e Rainews (video: http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Israele-i-12-capi-d-accusa-di-Ahed-Tamimi-53f17adf-0e14-4da1-9962-18a4422a086a.html) ci informavno dell’arresto della pericolosissima provocatrice palestinese Ahed Tamimi in quel di Nabi Saleh, in Cisgiordania.

La colpa della diciassettenne?  Aver schiaffeggiato a più riprese e provocato gli impassibili soldati dell’IDF, l’esercito israeliano, come mostra un inequivocabile filmato subito messo a disposizione dei media di tutto il mondo.

I nostri si sono buttati a pesce sul materiale confezionando i servizi che abbiamo visto in TV, ascoltato alla radio e/o letto sui giornali.

Il racconto dei fatti ha sottolineato come la ragazza, per giunta recidiva in quanto già dodici anni aveva affrontato a muso duro i militari israeliani, abbia provocato, schiaffeggiato, strattonato, scalciato, picchiato i poveri militari che però hanno saputo mantenere il sangue freddo e non hanno reagito.

Ora Ahed è in carcere e su lei pendono 12 capi di imputazione in ossequio alla legge israeliana che punisce severamente chi non abbassa la testa e reagisce ai soprusi subiti quotidianamente.

Ma c’è un problema, e questo problema si chiama giornalismo, si chiama storia, si chiama coraggio di raccontare.

E’ Haaretz, il giornale israeliano, nella persona di Gideon Levy a raccontare cosa è accaduto prima di quel filmato.

A onor del vero nel servizio di Rainews si faceva accenno  quanto accaduto, ma invito ad ascoltare bene le parole usate dal giornalista RAI per raccontare a modo suo la vicenda, ovvero mistificandola. Basta guardare come è ridotto il cugino di Ahed per capire che quel “proiettile di gomma” doveva essere un pallone da basket di piombo.

Meglio ancora se si ascoltano con attenzione tutti i 2 minuti del servizio perché diventa chiaro come i giornalisti RAI costruiscano una narrazione mistificante della realtà. Ricordiamo che il giornalista in questione è il noto Piero Marrazzo. Ogni commento sul personaggio è superfluo. Dopo Pagliara un altro degno corrispondente di regime.

Ma quindi cosa è accaduto prima?

Come accennato sopra un cugino quindicenne della ragazza era stato ferito gravemente alla testa da un proiettile sparato dai soldati dell’IDF da distanza ravvicinata. Ha poi subito un delicato intervento ed è miracolosamente sopravvissuto senza apparenti danni, ma i segni sono ben visibili nelle foto e lo saranno per sempre nell’animo di quel ragazzo e della sua famiglia.

Di seguito il link all’articolo originale i Levy (https://www.haaretz.com/israel-news/.premium-1.833157) e la traduzione in italiano (http://www.bocchescucite.org/gideon-levy-e-alex-levac-cosa-ce-dietro-lo-schiaffo-di-ahed-tamimi-il-cranio-di-suo-cugino-distrutto-da-un-proiettile-israeliano/).

Non servono molte parole per descrivere cosa accade in quei territori.

Isreale applica un apartheid micidiale nei confronto del popolo palestinese e il suo nazi-sionismo provoca da anni la reazione perfino di bambini e ragazzi, che poi finiscono, se non li ammazzano prima, nelle patrie galere dei loro aguzzini.

Detto questo resta poi la mia illusione che il giornalismo sia innanzi tutto racconto dei fatti. Raccogliere i fatti, verificarli, raccontarli.

Sono consapevole della utopica visione che ho del giornalista, ma non riesco proprio a pensarla in altro modo, forse perché leggo e seguo giornalisti che, a costo di mettere a repentaglio la carriera ed essere considerai appestati dal main stream, non transigono a quel’unica regola aurea che ogni giornalista deve seguire sempre, raccontare.

Anche se non cambiano le cose – e già questo fatto gli fa mangiare il fegato e ribollire il sangue – il buon giornalista deve adempiere a questo preciso obbligo morale. In caso contrario egli è solo uno che scrive sotto dettatura.

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