Ieri la signora Von der Leyen ha presentato il suo green pass digitale.

Mentre si moltiplicano i segnali di resa – momentanea eh! non mi illudo – delle élite e i ceritificati Covid fanno la fine che meritano, cioè cadono nel vuoto, in paesi importanti come gli Stati Uniti, l’Unione Europea prova a vantare un risultato per uscire dal cono d’ombra nel quale si è trovata al G7, quasi fosse intrusa nel consesso dei (presunti) grandi della Terra, cosa accaduta con regolarità negli ultimi anni.

La signora ha quindi il suo green pass digitale e potrà… fare nulla perché, come andremo a vedere sul sito ufficiale dell’Unione Europea (https://ec.europa.eu/info/live-work-travel-eu/coronavirus-response/safe-covid-19-vaccines-europeans/eu-digital-covid-certificate_it), questo certificato non ha alcun valore e non pone nessun obbligo.

Dopo la firma del regolamento di lunedì si passa alla attuazione e dal 1° luglio chi vorrà potrà sfoggiare l’inutile documento digitale.

A onor del vero non è che sia del tutto inutile perché rientra nel quadro del programma ID 2020 che prevede la creazione di una identità digitale per ogni cittadino UE.

Ma a noi interessa ora verificare cos’è e come funziona.

Un certificato COVID digitale dell’UE è una prova digitale attestante che una persona che è stata vaccinata contro la patologia da COVID-19, ha ottenuto un risultato negativo al test, oppure è guarita dalla patologia.

Ricordiamo brevemente che provare di essere stati vaccinati non vuol dire nulla sul piano sanitario dal momento che il vaccinato può essere contagiato e sviluppare la malattia nonché contagiare altre persone.

Nel caso del test negativo il risultato ha valore pari a zero essendo il test stesso inattendibile in percentuale superiore al 90% dei casi.

Dei trecasi quello della guarigione sarebbe l’unico con valore “legale”. Ma l’obiettivo di questi signori è altro. Vaccinare e creare il database digitale dicontrollo della popolazione europea.

E poi c’è un dettaglio significativo che troviamo nell’allegato al regolamento approvato lunedì (https://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:38de66f4-8807-11eb-ac4c-01aa75ed71a1.0009.02/DOC_2&format=PDF). La durata del certificato da guarigione è di soli sei mesi. Ma gli studi fin condotti hanno confermato che la copertura anticorpale dei guariti è a vita. Stesso discorso privo di valore scientifico fatto in Italia. Capite l’ulteriore inganno o no?

Al netto di quanto detto ricordo che io sono sano, non devo dimostrare niente a nessuno e tanto mi basta. Il resto sono chiacchiere.

Le caratteristiche principali del certificato sono le seguenti:

  • Formato digitale e/o cartaceo
  • Con codice QR
  • Gratuito
  • Nella lingua nazionale e in inglese
  • Sicuro e protetto
  • Valido in tutti i paesi dell’UE

Da capire perché ancora oggi si continui a mantenere come lingua di base l’inglese. Se gli amici britannici se ne sono andati sarebbe opportuno rivedere la scelta. Ma questa è un’altra storia.

Per ottenerlo basta chiedere, se proprio ci tenete. Un po’ come in Italia, perché non obbligatorio ma su richiesta. Capito?

Sono stati approntati sistemi di rilascio del pass digitale e potete anche richiedere il cartaceo. Eh! Va che bravi!

Precisiamo che quel “sono stati approntati” è forse un pizzico ottimista. Ma confidiamo nella capacità dei sistemi sanitari europei di sapersi far trovare pronti, almeno per una volta.

Per rispondere alla domanda su come agevolerebbe la libera circolazione, che lo ricordiamo sarebbe garantita a prescindere per i cittadini dell’Unione Europea, scrivono quel che riportiamo (secondo capoverso):

In caso di viaggio, il titolare del certificato dovrebbe, in linea di principio, essere esonerato dalle restrizioni alla libera circolazione: gli Stati membri dovranno cioè astenersi dall’imporre ulteriori restrizioni di viaggio ai titolari di un certificato COVID digitale dell’UE, a meno che esse non siano necessarie e proporzionate per tutelare la salute pubblica.

Si veda quel “dovrebbe” e tutto il resto per comprendere che non è un documento che agevola.

Da notare poi come si affronta la questione del funzionamento, ovvero incentrando il discorso sul vaccino. Gli altri due casi sono meri optional.

Peccato che in questi giorni, per fare un esempio, ai cittadini americani in visita in Europa non sarà più richiesto alcunché, così come dalle nostre parti la Sardegna del “simpatico” Solinas ha deciso di lasciar cadere l’idiota ordinanza per l’ingresso in territorio sardo e ora nessuno vi chiede nulla. Lo stesso dicasi per i portoghesi che faranno entrare gli inglesi, quelli che Mario Draghi metterebbe in quarantena, senza chiedere nulla, nemmeno un test.

Sulla raccolta dei dati, l’altro grande obiettivo di questa patetica operazione, e il loro utilizzo stendiamo un velo pietoso.

I documenti li trovate a fine pagina se volete approfondire.

Su questo punto vi regalo una chicca dalla lettura del primo documento del regolamento approvato lunedì (https://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:38de66f4-8807-11eb-ac4c-01aa75ed71a1.0009.02/DOC_1&format=PDF).

Al punto 5 leggiamo:

Piani attuativi e modalità di monitoraggio, valutazione e informazione – Un anno dopo che l’OMS avrà dichiarato la fine della pandemia di COVID-19, la Commissione preparerà una relazione sull’applicazione del presente regolamento.

Chi glielo va a dire che l’OMS non ha mai dichiarato e protocollato la pandemia? E questa indeterminatezza delle fonti del diritto inventate di sana pianta potrebbe essere un guaio per noi? Vedremo.

A me interessa ribadire un concetto espresso più volte in questi assurdi mesi pseudo-pandemici.

La consuetudine è quella che ci sta fregando. Lor signori sanno di non poter obbligare nessuno a fare alcunché, ma vi fanno credere di poterlo fare.

Risultato?

Indossate una inutile e dannosa mascherina quando uscite di casa e nei luoghi chiusi quando i DPCM (l’ultimo è quello del 2 marzo) obbligano solo a mantenere la distanza e soltanto nel caso in cui non fosse possibile ad indossare la museruola.

Fate la fila, o meglio facevate dal momento che ad ogni cambio di vento le pecorelle smarrite o si esaltano o scappano terrorizzate, e quella storiaccia del mix non vi è andata giù tanto bene, per farvi inoculare un siero sperimentale i cui effetti a lungo termine non possono essere noti, ma abbiamo già contezza di quel che sta accadendo ogni giorno con quelli immediati, e non è una bella storia da raccontare.

Raccolgo la voce delle persone che conosco ogni volta che posso e ascoltare gente che “non lo vorrei fare, ma la vacanza, il matrimonio…” conferma quanto detto poco fa.

L’ho datto altre volte, lo ripeterò fino alla nausea. Alla consuetudine aggiungete l’effetto terremotati – vedi l’Aquila e capisci – e il gioco è fatto.

Vi stanno mantenendo in un limbo ormai da più di sedici mesi e ogni vlta che vi mettono sotto il naso un po’ di libertà, che sarebbe di vostro diritto, “gentilmente” concessa voi andate in tilt.

Il pass digitale europeo è una frode come la gran parte di questa costruzione mediatica. Non costituisce titolo di viaggio e non può consentire discriminazioni tra cittadini. Il giochino della buona Europa che mette in ordine i cattivi stati – nel regolamento questo si vuol far passare – è trito e ritrito e ormai solo gli indefessi sostenitori della stessa possono accettare tali forzature.

Non so se siamo in tempo, ma ribadisco che prima lo capirete e meglio sarà.

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