In quesi giorni si vota in Egitto per le elezioni che porteranno l’attuale Presidente al terzo mandato ovvero fino al 2030 – ricordiamo che al-Sisi è in carica dal 2014.

Leggevo l’articolo di Middle East Eye nel quale si racconta del clima che accompagna il paese al voto in questo momento (https://www.middleeasteye.net/news/egypt-elections-voter-intimidation-bribes-sisi-third-term). Un misto di ammirazione e devozione per il leader, propaganda scatenata in ogni dove e intimidazioni non solo a votare Sisi, ma soprattutto ad andare a votare perché la vittoria, che mi pare sia a dir poco scontata, dovrà essere suggellata da una altissima affluenza.

Ora, non sto qui a fare la morale agli egiziani, sottolineo come i paesi mediorientali, nel bene e nel male, siano propensi ad affidarsi a veri e propri dittatori i quali portano benefici più o meno grandi alla popolazione a patto che la dialettica politica sia di fatto cancellata dall’agenda.

Si raccona di pressioni sui lavoratori che devono supportare l’apparato propagandistico oltre che di pressioni fatte in ambito religioso e infine di scambio tra cibo e altri beni di prima necessità e la promessa di votare e votare bene.

Nella parte conclusiva c’è spazio anche per le voci positive a supporto di Sisi, un supporto che sarebbe da verificare in separata sede per capire se sia genuino o condizionato.

Comunque è significativa la frase del pensionato Saleh: “Stability and peace are the most important things that we are voting for. Look at Libya, Gaza and Sudan, they are in civil war and [facing] terrorism.” (“Stabilità e pace sono le cose più importanti per cui votare. Guardate a Libia, Gaza e Sudan, sono in guerra civile e fronteggiano il terrorismo.”).

Ci sarebbe molto da dire su queste e altre esternazioni della vox populi, ma resta il fatto che, nonostante io aborrisca le dittature in punta di principio, noi altri dovremmo ricordarci che ognuno a casa sua è libero di fare ciò che meglio crede.

In più dovremmo comprendere che la nostra civiltà oggettivamente al capolinea dovrà confrontarsi sempre più con quelle che noi definiamo dittature di varia natura.

In tal senso suggerisco anche la lettura di un altro articolo, apparso sempre su Middle East Eye, nel quale si parla di uno dei reali obiettivi israeliani nella operazione militare portata avanti a Gaza (https://www.middleeasteye.net/opinion/israel-palestine-war-preserving-zionist-apartheid).

Al di là delle mire economiche – gas e nuovi canali – di cui ho già parlato in altri articoli e della annosa questione pseudo-religiosa – lor signori portano avanti una interpretazione farlocca dei testi sacri (per chi crede) – un elemento fondamentale dell’operazione di distruzione di Gaza e della cacciata di due milioni di palestines verso non si sa bene dove è la sopravvivenza stessa del malato mondo sionista. Un mondo fascista di forte stampo dittatoriale che guarda caso è al potere in quella che viene a torto definita come l’unica democrazia del Medio Oriente.

E ricordate che così come si vota in Israele si vota in Egitto.

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