I media di regime odierni, non tutti ma quasi, mettono in bella mostra in prima pagina la notizia del giorno: Habemus Autonomia Differenziata!

Ieri, 23 gennaio 2024, al Senato è stato approvato il DDL 615 recante “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione“. Ora si passa alla Camera per la revisione del secondo ramo del Parlamento.

Qui la pagina del DDL: https://www.senato.it/leg/19/BGT/Schede/Ddliter/testi/56845_testi.htm.

Qui il testo approvato: https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01402923.pdf.

I giornali, così come i telegiornali odierni, mettono in risalto lo scontro tra maggioranza e opposizioni sulla natura del provvedimento partendo dall’assunto di base, dicono i sinistrorsi, che si metterebbe rischio l’unità della nazione.

Ora, leggendo il testo di legge approvato si nota come la parola “unità” sia presente 4 volte, due in coppia con “nazionale” e due con “giuridica e/o economica“.

Dire che sia a rischio l’unità nazionale e mettere in scena la buffonata con le bandierine sembra francamente ridicolo, ma forse non c’erano idee migliori da parte delle opposizioni. Cambiamo sceneggiatori Elly e Giuseppi?

I giornali comunque spaziano da “Sì all’Autonomia, è scontro” del CorSera a “Regioni, via all’Autonomia. PD e 5Stelle: Paese a pezzi” de La Stampa. C’è poi il “Più autonomia, meno sprechi” di Libero o il “Primo colpo allo statalismo” de il Giornale oppure quell’oggettivamente simpatico “State serenissimi” de il manifesto.

Questi titoli e quel che ho ascoltato in alcuni tiggì però sembra solo il consueto teatrino messo in piedi per i polli.

Perché?

Favoriamo spiegazione passando al punto del quale nessuno parla, almeno per quantoho potuto leggere e ascoltare io, che è quello dirimente. Il vincolo esterno che è sempre lì a ricordarci che qualunque legge o riforma – vedi il premierato che non cambia a sua volta un bel niente – si faccia a livello nazionale il pallino in mano lo avrà sempre Bruxelles, almeno finché non decideremo di abbandonare la compagnia dello stornello europea.

Questo punto si materializza nell’articolo 8 (Monitoraggio) nel quale si afferma che:

3. La Corte dei conti riferisce annualmente alle Camere, nell’ambito delle relazioni al Parlamento di cui all’articolo 3, comma 6, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, sui controlli effettuati in base alla normativa vigente, con riferimento in particolare alla verifica della congruità degli oneri finanziari conseguenti all’attribuzione di forme e condizioni particolari di autonomia rispetto agli obiettivi di finanza pubblica e al principio dell’equilibrio di bilancio di cui all’articolo 81 della Costituzione.

Ve lo ricordate l’articolo 81 della Costituzione?

No?

Spetta!

Eccolo (https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/parte-ii/titolo-i/sezione-ii/articolo-81):

Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico.
Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.
Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.
Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.
L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.
Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei princìpi definiti con legge costituzionale.

E’ l’articolo modificato (per volere di Bruxelles) con riforma costituzionale fatta dal governo Monti, e ovviamente non sottoposta a giudizio popolare perché le riforme più schifose ottengono sempre la maggioranza dei 2/3. Ma è per il nostro bene.

Se mi si passa la metafora pseudo-ecologista è un po’ come pensare che noi facciamo la differenziata e, come dice qualche malalingua alla quale certo non crediamo (!?), poi in discarica mettono tutto assieme.

Che la fai a fare se tanto a monte è già tutto deciso? La fai per sport, così ti senti meglio anche se ti stanno fregando.

Cosa accadrà ora?

Intanto, una volta raggiunta l’approvazione definitiva, ci saranno da redarre i consueti provvedimenti attuativi in carico al governo e lì si parla di tempi biblici – non è che lo dico io, sono i centri studi che monitorano l’attività di governo che ci ricordano quanto siano lunghi i periodi di gestazione dei provvedimenti attuativi. Una volta redatti sarà il caso di dar loro un’occhiata.

Poi si proseguirà col programma di smantellamento dello stato sociale italiano così come richiesto da direttive e regolamenti europei. E quello andrà avanti a prescindere perché l’Italia viaggia col pilota automatico (Draghi docet).

Dopo di che se ne inventeranno un’altra per tenere a bada i polli lasciando che si scannino come i capponi di manzoniana memoria – ve lo ricordate vero che fine fanno?

Curiosità. Per la cronaca, e per chi volesse leggerla, oggi è stata giocoforza respinta una proposta sullo stesso tema di iniziativa popolare (https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01380548.pdf). Ma si sa che il Parlamento è allergico alle proposte che arrivano dal popolo, o meglio da fuori, a meno che non giungano da Bruxelles, per cui nulla di nuovo sotto il sole.

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