Metto a disposizione la traduzione integrale dell’intervista a Pierre Moscovici, apparsa ieri su Le Parisien.

I nostri media hanno riportato una sola delle risposte, ovvero quella alla domanda diretta sull’Italia, ma manca il contesto.

Ci sono molte, troppe insulse giustificazioni al fatto che la Commissione Europea faccia muro sugli “zero-virgola” contro la manovra italiana, mentre concede ampi margini di sforamento alla Francia.

Dopo la traduzione mi soffermerò quindi sui punti caldi per capire come il signor Moscovici e i suoi compari di Bruxelles siano espressione del più ottuso formalismo fine a se stesso quando fa comodo a loro.

Ma vedremo anche come questa situazione dimostri che ciò che sta accadendo oggi a noi sia esattamente ciò che attende i francesi, poi forse sarà la volta dei tedeschi, di qui a pochi anni, anche se con loro probabilmente useranno altri metodi.

Perché dove credete che vadano a finire quando anche loro avranno raggiunto il 130% di rapporto Debito/PIL facendolo corrispondere ad un palese sbilanciamento dei benefici verso quel 10% di popolazione che gongola e sfrutta il sistema neo-liberista fino in fondo?

Alla fine sarà come sempre “I dividendi ai pochi, le perdite ai molti”.

Intervista originale a Pierre Moscovici, Commissario Europeo agli Affari Economici e Finanziari: http://www.leparisien.fr/economie/pierre-moscovici-et-le-budget-de-la-france-depasser-la-limite-de-3-peut-etre-envisageable-11-12-2018-7966302.php.

Traduzione integrale:

Pierre Moscovici e il budget della Francia: “Superare il limite del 3% è possibile”

Dopo gli annunci del presidente, il commissario europeo Pierre Moscovici avverte: il deficit di bilancio della Francia sarà accettabile, ma “limitato, temporaneo, eccezionale”.

Pierre Moscovici è commissario europeo per gli affari economici e finanziari. Il poliziotto dell’ortodossia di bilancio voluta da Bruxelles è lui! Mentre le nuove misure di potere d’acquisto faranno deragliare il bilancio della Francia oltre il 3% imposto, l’ex ministro dell’Economia e delle Finanze con Hollande si mostra sorprendentemente comprensivo, ma avverte: questo divario è accettabile solo se “limitato, temporaneo, eccezionale”.

D: Comprende la necessità di fare un gesto per placare le proteste dei gilet gialli?

R: Sì, lo capisco, perché ero il ministro delle Finanze che ha evocato la questione dell’eccesso di tasse nell’estate del 2013. Sono stato anche, per vent’anni, eletto a Montbéliard. Quindi conosco questa Francia che si alza presto e va a lavorare in macchina, questa Francia che doveva essere ascoltata con rispetto, perché c’è una domanda di potere d’acquisto. Al momento stiamo assistendo a due situazioni insostenibili, ovviamente quella fiscale, ma ancora più turbano le crescenti disuguaglianze. La frattura continua a crescere tra una Francia che sta bene, nella metropoli, e una Francia che soffre, in aree semi-rurali. Riconciliare queste due Francia è la sfida di oggi.

D: Cosa ne pensa di queste misure?

R: Emmanuel Macron ha avvertito questa sofferenza. Queste misure erano essenziali per soddisfare la domanda di potere d’acquisto. Saranno sufficienti? Sono in ogni caso un punto di partenza. Devono essere individuate due misure: l’aumento del salario minimo (S.M.I.C.=Salaire Minimum de Croissance) era simbolicamente necessario, così come il gesto verso i pensionati. Poi dovrà avere un approccio più complessivo, in particolare per rispondere alla questione delle disuguaglianze.

D: Lei ha soppresso l’esenzione dalle tasse per gli straordinari, che è appena stata reintegrata da Emmanuel Macron … Un commento?

R: Con il senno di poi, non è certo che questa eliminazione dell’esenzione fiscale per “ore” sia stata la nostra scelta più pertinente. Questa misura era costosa, ma non inefficace.

D: Le misure annunciate da Emmanuel Macron hanno un ammontare attorno ai 10 miliardi di euro. Il bilancio della Francia rischia di andare fuori controllo?

R: Non ho ancora i dettagli della manovra. Ma in effetti, questa situazione sarà seguita molto da vicino dalla Commissione europea. Oggi il governo deve risolvere una complessa equazione, mentre i francesi hanno compiuto molti sforzi negli ultimi anni per tornare al di sotto del 3%.

D: Respingerete sistematicamente qualsiasi budget con un deficit superiore al 3%?

R: Se ci si riferisce alle regole: superare questo limite può essere previsto in modo limitato, temporaneo, eccezionale. Ma ogni parola conta: l’eventuale superamento del 3% non deve estendersi per due anni consecutivi, né superare il 3,5% in un anno.

D: Una tale indulgenza potrebbe rappresentare un serio problema di equità nei confronti dell’Italia?

R: Non c’è indulgenza. Queste sono le nostre regole e nient’altro che le nostre regole. Soprattutto, non agiamo come se ci fosse eccessiva severità da una parte e, dall’altra, non so quale lassismo. Il confronto con l’Italia è allettante ma sbagliato perché le situazioni sono totalmente diverse. La Commissione europea ha monitorato il debito italiano per diversi anni; non l’abbiamo mai fatto per la Francia.

D: Bercy (Ministero delle Finanze) sostiene che il deficit del PIL di 0,9 punti è legato a una situazione temporanea: il C.I.C.E. cumulato del 2019 (Credito d’imposta sulle attività commerciali) e la diminuzione delle spese per le imprese. È un argomento valido?

R: Sì e no. Lo riteniamo plausibile perché, di fatto, questo è ciò che dovrebbe consentire di contenere il possibile superamento del deficit entro il 2020: la Francia dovrebbe quindi scendere ben al di sotto del 3%. Ma c’è anche un “no”. Non possiamo fare come se questo 0.9 non esistesse. Gérald Darmanin (Ministero dei Conti pubblici) 2,5% del deficit pubblico nel 2019, senza tener conto di questo punto 0.9. Questo creerà un deficit del 3,4% nel 2019 e non potrà essere più alto!

D: La Francia ha dichiarato di essere pronta, da sola, ad imporre una tassa sui G.A.F.A. (Giganti di Internet come Amazon, Google, ecc.) se non fosse raggiunto un accordo in Europa. Cosa ne pensa?

R: Comprendo la volontà della Francia di introdurre questa tassa sui giganti digitali, ma vale la pena spingere ulteriormente la soluzione europea. Con venticinque paesi membri che favoriscono anche una tassazione limitata del fatturato, un accordo rimane a portata di mano. Se entro marzo, la Francia ritiene che i soggetti riluttanti non possano essere convinti, allora una tassazione decisa a livello nazionale sarà adatta.

(by Busnosan – chiunque la voglia condividere faccia pure)

Ora alcune questioni aperte. Andiamo in ordine di apparizione delle idiozie proferite per corroborare una posizione insostenibile.

1) Deficit accettabile solo se “limitato, temporaneo, eccezionale”. “L’eventuale superamento del 3% non deve estendersi per due anni consecutivi, né superare il 3,5% in un anno.”

Ma se sono anni che la Francia sfora il 3%!

Dopo il primo anno appena al di sotto si azzera tutto?

Il 2018 poteva essere l’anno che confermava l’inversione di tendenza dopo il 2,7% del 2017 (sempre più alto di quello italiano).

Numeri alla mano sarà invece l’ennesimo anno nel quale la Francia andrà oltre la mitica soglia del 3% tanto cara a Bruxelles.

Ricordiamo giusto gli ultimi 10 anni per capire di cosa stiamo parlando.

2008 (-3,3%), 2009 (-7,2%), 2010 (-6,9%), 2011 (-5,2%), 2012 (-5,0%), 2013 (-4,1%), 2014 (-3,9%), 2015 (-3,6%), 2016 (-3,5%), 2017 (-2,7%), (dati qui: http://sdw.ecb.europa.eu/reports.do?node=1000004518).

E nel 2018 si passerà, sempre che la protesta non porti ad ulteriori concessione del pavido Macron, dal previsto -2,7% al -3,5% (?), o anche di più.

Infine per i due virgolettati di questo primo punto si rinvia ai testi del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (art. 126https://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:2bf140bf-a3f8-4ab2-b506-fd71826e6da6.0017.02/DOC_2&format=PDF) e Fiscal Compact (art. 1, 2, 3, 4https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00737489.pdf).

Non esistono le condizioni eccezionali di cui parla Moscovici, a parte la sacrosanta incazzatura del popolo francese che non è poco ma nei trattati e nei regolamenti non è contemplata; indi il signor commissario, e la  Commissione che rappresenta, hanno la faccia come il cuculo.

E noi dovremmo affiancarci ai francesi invece di esaltarci come tifosi al bar, e dormire, dietro alle uscite da trogloditi della politica che alternano i due finti Masaniello oggi al governo del Paese che, al solito, caleranno le (nostre) braghe coi “terribili” commissari.

2) Ho sbagliato, ma ormai è andata.

Quando gli fanno notare che la sua “soppressione dell’esenzione dalle tasse per gli straordinari”sarà cancellata da Macron – specchietto per allodole che pare non aver addolcito i gilet – il boun Moscovici conferma che non si è trattato di una gran trovata. Bontà sua, e di tutti i tecnici la cui prerogativa è fare minchiate per poi “pentirsene”, ma solo e sempre quando è ormai troppo tardi.

3) “I francesi hanno compiuto molti sforzi negli ultimi anni per tornare al di sotto del 3%”.

Gli italiani invece non hanno fatto nessuno sforzo per stare al di sotto di tale soglia?

4) “La Commissione europea ha monitorato il debito italiano per diversi anni; non l’abbiamo mai fatto per la Francia”.

E, di grazia, dove eravate stavate negli ultimi 20 anni mentre la Francia passava da un rapporto Debito/PIL poco superiore al 60% ad uno che, se gliela lascerete passare anche questa volta, sfonderà il 100%?

Aggiungiamo la questione proteste che fa stringere il cuore al buon Pierre e gli fa dire che è giusto andare incontro ai francesi perché nel loro Paese le disuguaglianze sono aumentate.

Eh già! Mentre in Italia, come è noto, siamo tutti nababbi e viviamo nettamente al di sopra delle nostre possibilità.

In Italia nessuno si alza al mattino per andare a lavorare, le strade sono lastricate d’oro e piene di perditempo che prendono a calci barattoli traboccanti pietre preziose. E coi soldi alimentiamo le stufe di ultima generazione della “De Paperonis”.

Al solito, qui non si vuol dire che noi non abbiamo nei grossi come li Colosseo, ma chi ne ha di grandi quanto la Tour Eiffel proprio non ha nessun diritto di dire a noi come ci dobbiamo comportare facendo leva su regole che poi, quando si tratta di casa sua, improvvisamente diventano più morbide e quasi inesistenti.

Oppure carissime e carissimi la questione è semplice. Se Conte torna da Bruxelles con un misero “zero-virgola” di cui vantarsi toccherà agli italiani scendere in strada e fare come i cugini.

Pare sia l’ultima opzione rimasta perché la questione è chiara. Questa Unione Europea non è una l’unione di popoli di cui parlava Spinelli, ma è un’unione di piccole pustole oligarchico-finanziarie contro i popoli.

Quando lo capiremo e saremo tutti uniti probabilmente sarà troppo tardi, ma almeno ci guarderemo negli occhi prima della fine.

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