Il martello del Thor mediatico batte forte ormai da mesi sulla finanziaria 2019, gli scontri con la Commissione Europea, i Tria-e-molla, le offese, i rinculi e le calate di braghe finali.

Nel mentre il Parlamento italiano si ritrova nella situazione del muto convitato che attende invano di poter prendere parte al banchetto, ma già sa che toccherà palla solo all’ultimo miglio, giusto per ratificare l’atto notarile e così salvare l’apparenza che noi si viva ancora in una democrazia parlamentare.

Mi soffermo sulla vicenda parlamentare, la quale merita attenzione maggiore e il dovuto rispetto.

Non certo per le raffazzonate proteste di PD e Forza Italia, artefici e compici del massacro legislativo, ma perché il fatto del giorno rappresenta l’ennesimo passo nel processo di delegittimazione del Parlamento.

Occorre ragionare in termini micro e macro onde poter meglio soppesare la gravità del momento.

Il dettaglio è rappresentato dall’azione del cosiddetto Governo-del-cambiamento il quale colpisce col cannone.

La Camera discute un testo morto, passa la palla al Senato che resta fermo, immoto ad attendere quel nuovo testo che arriverà, quando arriverà, solo per essere guardato, nemmeno letto, ed approvato in fretta e furia.

I perché di facciata non interessano, ciò che voglio sottolineare è lo sprezzo montante da parte di governi di ogni colore nei confronti del Parlamento.

Se alziamo lo sguardo oltre il giardino Pentaleghistellato non possiamo fingere di non vedere il filo rosso che unisce le ultime tre decadi.

Non siamo di fronte ad un colpo di mano del governo in carica.

Questo è un progetto che si sviluppa nel tempo e trova il suo compimento nella destituzione del Parlamento.

Ma cos’è il Parlamento se non l’espressione, almeno dal punto di vista formale , del popolo?

Presidente della Repubblica e Governo non sono diretta emanazione del popolo. Il Parlamento sì! Ed è questo principio fondamentale che lor signori stanno combattendo e cercando di abbattere.

Perché qui è in gioco l’articolo 1 della Costituzione, è in gioco la sovranità del popolo italiano.

Vi sono parole chiave che meritano di essere messe in fila e grazie alle quali capiamo meglio cosa sta accadendo alla nostra democrazia.

Partiamo dalla Costituzione materiale, terminologia se vogliamo antica, ma riportata in auge dai berluscones.

In quel periodo si fece passare anche l’idea che il Presidente del Consiglio potesse essere un unto del popolo arrivando ad inserire il nome del candidato premier nelle schede elettorali. Consuetudine costituzionalmente idiota, ma passata in cavalleria, mantenuta negli anni e ormai sdoganata.

Ma noi siamo ancora una Repubblica parlamentare, sempre sulla carta.

Poi è iniziato il bombardamento con uso di varie tipologie di ordigni.

A questa categoria appartengono i decreti legge, le leggi delega e le fiducie. Tutte armi a disposizione dell’esecutivo solo in condizioni di emergenza. E allora si crea un artefatto clima di emergenza continua che ne permette l’uso indiscriminato.

Il risultato di quest abuso da parte del potere esecutivo ha permesso di erodere anno dopo anno il potere legislativo del Parlamento, peraltro già minato pesantemente dall’obbligo di legiferare per procura, ovvero per recepire normative e direttive europee (oggi il Parlamento legifera per più dell’80% su “indicazione” di Bruxelles).

E sottolineo che questi strumenti sono stati utilizzati da tutti i governi succedutisi negli ultimi decenni, nessuno escluso, e ad un ritmo sempre più incalzante.

Se aggiungiamo le campagne per il taglio di stipendi e vitalizi – giuste quanto vogliamo in linea di principio, soprattutto come segnale di vicinanza al popolo in tempi di crisi – e il martellamento costante sulla vita agiata del parlamentare, il suo lavorare poco e male, il suo essere sempre a spasso per il Paese a raccogliere consensi, e qualche scandalo assortito, capiamo come il clima creato attorno al Parlamento non sia stato dei migliori.

In definitiva si è creato il mostro definito inefficiente, costoso e, alla fine lo arriveremo a dire, inutile e dannoso.

Ma se deputati e senatori vengono privati a monte delle condizioni minime di lavoro c’è da individuare l’eventuale disegno eversivo che si cela dietro un certo tipo di azioni reiterate nel tempo.

In tutto ciò non posso esimermi dal sottolineare la sospetta inconsistenza della reazione dell’attuale inquilino del Quirinale.

Non che prima di lui ci si sia stracciati le vesti in difesa del Parlamento.

Ma Mattarella conferma di essere tutto fuorché un buon Presidente, garante e arbitro.

Sospetto peraltro che al signor Presidente la cosa stia bene così.

Sappiamo che per lui e i suoi sodali europei l’Italia deve perdere completamente sovranità per cui screditare fino ad abbattere uno dei bastioni massimi della stessa non può che essere cosa gradita.

La situazione è perciò più grave di quanto non la si dipinga nella ennesima rappresentazione da squallido avanspettacolo che ne stanno dando i partiti di opposizione, oggi a protestare e ieri a portare avanti lo stesso progetto.

Come è noto l’attacco alla democrazia è sempre degli altri. E questo vale anche per chi oggi è al governo mentre ieri protestava alla stessa maniera.

In tutto questo restiamo in attesa del maxi emendamento e di quel nero-su-bianco su cui poter finalmente fare due ragionamenti.

Perché ai numeri devono seguire gli impegni. E vista la calata di braghe con Bruxelles i fatti potrebbero essere poco piacevoli per molti di noi.

Post Scriptum

Delle volte – lo so che sbaglio ma ancora la “malattia” mi avvince – l’escursione pallonara in quel di Torino la vedo come un benedizione.

Sai, stacchi la spina, buona musica in auto e parole al vento in sana solitudine.

E poi patos, botta di freddo glaciale per un paio d’ore di passione e chiacchiere con gli amici dello stadio, prima del viaggio di ritorno.

E così per qualche ora ti sei ritagliato del tempo lontano dalla palude politico-economica.

Però, sarà davvero una malattia o più una cura palliativa?

Che idea! Inserire il calcio nell’elenco delle cure palliative.

Potrei prendere l’accompagnamento.

Ok, sto già pazziando. Sto già entrando in clima partita.

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