Prosegue il martellamento mediatico nei confronti della Svezia e della sua strategia di gestione della “pandemia” esattamente opposta a quella di tutti gli altri paesi europei. Alla testa del plotone di esecuzione come sempre il CorSera che anche oggi pubblica un attacco frontale privo del minimo riscontro con la realtà. Va detto a onor del vero che il CorSera ha aggiunto al carico anche la funzione cane-da-riporto avendo copiato da un articolo del NYT. Pensavo fosse esclusiva di Repubblica ma evidentemente mi sbagliavo.

Nell’articolo (https://www.corriere.it/esteri/20_luglio_06/coronavirus-fase-2-l-estate-isolata-svezia-in-castigo-fe0db98c-bf98-11ea-84bc-345fb2bcafbe.shtml) “Coronavirus, fase 2: l’estate isolata della Svezia «in castigo»” le vette già esplorate negli scorsi mesi vengono nuovamente toccate dalle penne disinformanti del giornale di via Solferino.

Andiamo di citazioni e confutazioni.

Unico tra i Paesi europei a non avere chiuso nemmeno le scuole, ha ora una mortalità doppia dei vicini. E gli svedesi sono nelle «liste nere» ai confini di tutto il mondo“.

Primo anatema perché, come è noto solo ai signori del CorSera, la chiusura delle scuole era obbligatoria (l’ha detto il medico) e prima balla, ovvero che la Svezia sarebbe oggi nelle liste nere dei paesi di tutto il mondo. Dico balla perché si smonta da sola nel prosieguo dell’articolo, e già qui siamo alle comiche.

Si prosegue con un altro blocco di puro attacco ideologico contro il bastian contrario di turno che con tutta evidenza ha proprio rotto le balle a chi ha messo in piedi il copione della “pandemia” mediatica.

“«La Svezia prova un nuovo status: quello di nazione-paria». Il titolo del New York Times può sembrare esagerato, ma condensa bene un sentimento nazionale: quello degli svedesi, nazione spesso considerata leader della regione scandinava e vista in tutto il mondo come paese-modello, dal passaporto tra i più forti del mondo (con quello svedese si può viaggiare ovunque). E ora, dopo una primavera in cui le sue autorità di salute pubblica hanno gestito la pandemia in controtendenza col resto del mondo – tenendo aperte e obbligatorie le scuole e non chiudendo neppure ristoranti, bar, teatri – considerata «focolaio d’Europa», e dunque tagliata fuori dalla generale apertura delle frontiere.”.

Ora, qui c’è da dire intanto che il NYT mi è giornale statunitense e gli Stati Uniti sono, loro sì, a rischio esclusione per esempio dove? ma proprio in Europa. Al massimo potremmo parlare del bue che dice cornuto all’asino, ma qui l’asino non c’è.

La nazione-paria, il sentimento nazionale degli svedesi – che per la cronaca, al netto di chi ha perso persone care e ovviamente, come ovunque, non può essere felice, a netta maggioranza sta dalla parte del professor Tegnell e del Governo, ma per sapere questo i giornalisti dovrebbero leggere i giornali svedesi e non il NYT – e di nuovo l’elenco delle “malefatte” (tenendo aperte e obbligatorie le scuole e non chiudendo neppure ristoranti, bar, teatri), senza dimenticare l’invenzione del “focolaio d’Europa”. A questa stregua quello del macello in Germania cosa diventa, un cerchio dell’Inferno dantesco? Visto che in Italia bastano un paio di positivi per dire focolaio non si sa mai.

Ancora…

“La mortalità da Covid-19 in Svezia è, in effetti, la più alta d’Europa; i morti sono a oggi circa 5.400, molti di più di quelli dei vicini, come la Norvegia, dove sono morti in 251 e la mortalità è meno di un decimo, la Finlandia (321), la Danimarca (607). E il governo svedese parla di una «seconda ondata» attesa per l’autunno. Le frontiere europee e non sembrano regolarsi di conseguenza. Da giugno la riapertura di tutti i Paesi Ue è stata graduale, eppure solo Italia, Francia, Spagna e Croazia hanno accolto gli svedesi da subito. La Grecia ha sollevato gradualmente le restrizioni: gli ultimi stranieri a cui aprirà saranno gli inglesi, dal 15 luglio, e gli svedesi, non si sa ancora da quando. Nella lista dei Paesi a cui l’Austria non dà l’accesso c’è la Svezia. L’Olanda chiede agli svedesi fortemente di stare in quarantena volontaria per una settimana. E così via.”.

Di nuovo la balla della mortalità più alta d’Europa, ovviamente facendo fede ad un precedente articolo del 20 maggio (magari ci aggiorniamo eh!) nel quale si parlava solo di una settimana. Per chi vuole dare un’occhiata qui (https://www.worldometers.info/coronavirus/#countries) trovate i dati aggiornati di tutto il mondo con la possibilità di verificare i morti per milione di abitanti. E voilà, la Svezia del no al confinamento (brava Crusca!) si attesta dietro a paesi come Belgio, Gran Bretagna, Spagna e… ma ovviamente Italia. Niente male per un paese cattivo e sfigato che però con la sua scelta ha permesso al suo popolo di non vivere nel terrore per mesi (e ancora non è finita), senza dimenticare tutte le ricadute negative in termini sanitari di cui nessuno parla e che presto o tardi presenteranno il conto ai fenomeni di tutti gli altri governi con il nostro in testa. Che poi se facessimo i pistolotti alla CorSera ci sarebbe da costruire un muro attorno al lazzaretto di San Marino, che ha il più alto tasso di morti in assoluto, ma da queste parti non siamo mica scemi.

Il paragone con la Norvegia mi permette di ricordare che proprio i vicini di casa degli svedesi hanno fatto mea culpa sulla chiusura totale (Ne ho parlato qui: http://www.busnosan.it/wp/2020/06/09/briciole-del-09-06/).

La lista dei paesi che li rifiuterebbero, che poi dovrebbero essere tutti a leggere quanto scritto sopra, dimostra che gli svedesi non sono reietti, nonostante gli austriaci non li vogliano (mamma mia!).

Nel blocco successivo si parla ancora delle chiusure dei vicini e sulla Danimarca più o meno ci siamo, anche perché pare proprio che non corra buon sangue tra i due paesi. Dai, almeno questa l’avete azzeccata, più o meno.

Attenzione al gran finale.

“Anders Tegnell, capo epidemiologo dell’agenzia di Salute Pubblica e «mente» dietro la strategia nazionale di risposta al virus, ha detto alla radio nazionale che «potevamo certamente fare di meglio». La strategia della Svezia è consistita nel non disporre alcun lockdown, tenere aperte scuole, ristoranti e negozi, e chiedere semplicemente ai cittadini di mantenere le distanze più del solito. Risultato, circa 5.400 morti di Covid-19, e mortalità più alta d’Europa. E il governo svedese parla di una «seconda ondata» attesa per l’autunno.”.

Si sottolinea il mea culpa di Tegnell, che non ha proprio detto così, o meglio non ha detto solo quello (ne ho parlato qui: http://www.busnosan.it/wp/2020/06/03/anders-tegnell-e-i-nostri-patetici-media-di-regime/) ma capisco che i giornalisti del CorSera non abbiamo una gran capacità di attenzione e non abbiano ascoltato/letto le dichiarazioni di Tegnell per intero. Capita.

Si torna anche sui “terribili delitti” commessi da un governo che non ha chiuso il suo popolo agli arresti domiciliari perché i sani (asintomatici) sono considerati untori a prescindere.

C’è poi quella frase conclusiva “E il governo svedese parla di una «seconda ondata» attesa per l’autunno.”. Perché, di grazia, oltre alle continue balle sulle ondate di contagi da movida/feste/manifestazioni puntualmente non verificatesi da due mesi a questa parte, che cosa continua a dire il nostro governo col suo Comitato di “Esperti” riguardo l’autunno italiano?

Sarà che gli svedesi non leggono il CorSera e questo vi fa incazz… ma più li colpite più io mi sento svedese.