A meno di clamorosi colpi di scena direi che questo potrebbe essere l’ultimo aggiornamento sulla questione dei test molecolari (ne avrei piene le balle di parlare sempre delle stesse cose ai muri, e vorrei tornare ad occuparmi di questioni più interessanti di una banale influenza).

Abbiamo già compreso come siano inattendibili e i risultati gonfiati, ma partendo dall’ultimo post di Maurizio Blondet facciamo un ulteriore giro d’orizzonte.

Blondet richiama la situazione tedesca (https://www.maurizioblondet.it/45884-2/).

Il loro numero di positivi (c’è chi li chiama contagiati) è nettamente più basso degli altri paesi europei per un motivo piuttosto banale, ma fondamentale. Il numero di cicli della PCR utilizzati per individuare brandelli di codice RNA del virus è sui 25. Noi e altri paesi viaggiamo su un numero decisamente più alto.

Come ricodava Kary Mullis, inventore della PCR, il suo sistema ad ogni ciclo aumenta in modo esponenziale (tipo 1, 2, 4, 16, 256 e così via. Ci siamo capiti) quindi capite bene che passare da 25 a 35 e più cicli comporta una bella differenza.

C’è un problema. E’ stato dimostrato in letteratura scientifica – mannaggia a noi altri che ci ostiniamo a portare prove scientifiche e non cazzabubbole come fa l’OMS – che sopra i 30 cicli si trova la qualunque, ovvero si possono trovare resti di virus “antichi” o anche di microbi e batteri che hanno brandelli di codice identico a quelli ricercati per il SARS-COV-2.

Lo spiega bene il prof. Enzo Pennetta in questo video.

Ricordo che l’OMS nei suoi protocolli (https://www.who.int/docs/default-source/coronaviruse/real-time-rt-pcr-assays-for-the-detection-of-sars-cov-2-institut-pasteur-paris.pdf?sfvrsn=3662fcb6_2) dice che i cicli possono arrivare a quota 50 (tabella “AMPLIFICATION CYCLES (LIGHTCYCLER SYSTEM)” a pagina 2).

Per ulteriori info ricordo anche il link https://covidreference.com/diagnosis_it, tecnico, ma davvero molto utile.

Domanda. Sulla base di cosa ci stanno terrorizzando da otto mesi?

Serve altro?