Come al solito non avendo la possibilità di toccare con mano, ovvero essere sul posto, per cercare di comprendere meglio quantomeno il momento mi sono messo ad ascoltare e ho letto numerose analisi di quanto accaduto in Afghanistan.

Il ritiro delle truppe USA e NATO e la conseguente, mirabolante conquista talebana del Paese, con eccezione di alcune enclaves notoriamente poco inclini ad avere padroni, nè esterni nè interni, ha colpito per la rapidità dell’azione.

Al di là di alcune scene francamente troppo simili a film hollywoodiani per sembrare vere – vedi ughe di massa dall’aeoporto con tanto di persone che cadono dai carrelli degli aerei, roba che non si vede nemmeno nei migliori action movies – quello che emerge nelle analisi meno superficiali, quindi eliminando il solito teatrino dei media di regime, è la programmazione dell’evento di comune accordo coi talebani che tra l’altro ora parlano un ottimo inglese in favore di telecamera.

Non dimentichiamo che l’uscita di scena di USA e NATO era di fatto prevista da tempo. Ma resta l’effetto di una vera e propria fuga che sembba sancire li declino americano in Medio Oriente. Sembra infatti difficile che possano restare in quelle zone – penso anche alla Siria – con un briciolo di crediblità, sempre che ne avessero anche prima.

Un elemento emerso in questi giorni è l’effettiva ignoranza di taluni analisti nostrani. Campione di giornata Roberto Saviano che ha regalato ai lettori del CorSera un video-pezzo (https://www.corriere.it/video-articoli/2021/08/18/i-talebani-sono-nuovi-narcos-eroina-miliardi-geopolitica/8d708f36-ff7c-11eb-afac-f8935f82f718.shtml) imbarazzante. Il titolo tra l’altro è perfetto: “I talebani sono i nuovi narcos: eroina, miliardi e geopolitica“. Solo che dovrebbe sostituire la parola “talebani” on “americani”. Piccolo dettaglio che cambi ogni cosa. Non è che lo dica io, ma lo affermano numerosi analisti (veri) che sul’Afghanistan hanno scritto libri e film documentatissimi. Il succo è che se i talebani avevano distrutto le coltivazioni di oppio quando sono andati al potere nel 1996 e gli amricani le hanno rimesse al loro posto decuplicando la produzione fino ad arrivare al 70% di quella mondiale diventa dura dimostrare che sono loro i narcotrafficanti.

Che poi non è difficle comprendere perché gli States si sono mossi così. Da un lato hanno preso in mano il commercio mondiale di eroina, in combutta peraltro con le mafie nostrane, dall’altro hanno messo una pezza enorme sul problema tutto casalingo dell’esplosione di uso di medicinali a base di oppiacei nelle terapie del dolore. Vero e proprio lagello già ai tempi di Obama, poi con Trump e ora con Biden. Ma il buon Saviano ha altre informazioni che forse dovrebbe verificare meglio insieme alla redazione del CorSera.

Poi c’è la questione geopolitica. E qui c’è chi sostiene che il disimpegno potrebbe mettere in difficloltà Russa e soprattutto Cina, ma c’è anche il dirimpettaio Iran, a tutto vantaggio degli States e forse ancor più di Israele.

Altro grosso elemento è quello delle pipeline di gas e petrolio, oltre alle materie prime, terre rare in primis presenti nelle montagne, che fa dell’Afghanistan quella terra di conquista condannata a vivere sotto dominio di regimi o occupazioni da lungo tempo e chissà ancora per quanto.

E ce ne sarebbero altri ancora di elementi da valutare, così come immagino che ne emrgeranno altri nei prossimi mesi/anni.

Io però volevo proporre una ipotesi, suggestiva fino al malsano, aggiungendo un elemento di gestione politica interna agli States.

Ieri è giunta la notizia della approvazione definitiva della FDA (https://www.fda.gov/news-events/press-announcements/fda-approves-first-covid-19-vaccine) del cosiddetto vaccino Pfizer-BioNTech dopo soli otto mesi dall’inizio della sperimentazione di massa che avrebbe dovuto concludersi a dicembre 2023, come da accordi tra autorità competenti e casa farmaceutica. Evidentemente qualcuno ha fretta. Va detto infatti che i punturinati negli States sono appena il 50% circa della popolazione e gli appelli, i premi e le minacce non stanno schiodando lo stallo delle ultime settimane. Hanno raggiunto il limite e la prossima mossa portebbe essere l’obbligo generalizzato.

Ora, quale problema hanno le autorità con metà dei cittadini che non sono timbrati?

L’altro giorno ho visto un filmato con una signora che usciva da un finestrino di una auto nel corso di una manifestazione armata di fucile d’assalto al grido di “venitemi a prendere”. Diciamo che la situazione è più o meno quella in cui se il governo facesse quel genere di mossa probabilmente si scatenerebbe una reazione violenta al primo episodio di tentata vaccinazione forzata.

L’ipotesi è quindi che, nonostante la figura di palta rimediata in mondovisione con la ritirata stile Sigon dai tetti di Kabul, l’amministrazione Biden/Harris – continuo a pensare che sia vicino il momento dell’avvicendamento e della prima presidente donna della storia americana – abbia inteso riportare a casa quei quattromila soldati (più circa undicimila “contractors” che potrebbero rientrare a casa base alla bisogna) per avere a disposizione il maggior numero di truppe possibile al fine di fronteggiare eventuali rivolte armate popolari.

In quest’ottica si spiegherebbero i campi di contenimento FEMA e la dotazione aumentata a dismisura i bodybags negli ultimi anni.

Aggiungo che il clima è quello di una ammnistrazione che, dopo l’oscuro episodio dell’assalto a Capitol Hill ha militarizzato Washington indicando come nuova, vera questione nazionale il “terrorismo interno”.

So che spesso si pensa agli incerti della vita e alle coincidenze, ma qui c’è programmazione. Come lo è stato per l’uscita indecorosa dall’Afghanistan e per molte altre situazioni “sorprendenti” del passato più o meno recente potrebbe esserlo anche in questo caso, anche e spero vivamente di aver detto una minchiata.

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