Uno dei punti dirimenti dell’intera narrazione pseudo pandemica è senza dubbio rappresentato dalla fallacia dei test, tutti, nessuno escluso, con in testa ovviamente la PCR.

Ho già trattato più volte della questione PCR condividendo numerosi documenti oltre alla viva voce di colui che la inventò, ovvero il dottor Kary Mullis, premio Nobel proprio per quella scoperta.

Oggi ho avuto modo di ascoltare l’intervista fatta dall’ottima Beatrice Silenzi al dottor Roberto Serpieri, ingegnere che ha deciso di studiare la faccenda in modo approfondito mettendo in piedi un vero e proprio studio di analisi storica dello strumento.

Se è pur vero che nelle ultime settimane gli esperti da salotto televisivo e da colonne dei giornali di regime hanno iniziato a mettere in dubbio la validità dei tamponi questo contenuto va comunque controcorrente per cui suggerisco la visione a chiunque sia interessato prima che il Tubo provveda a censurare l’intervista per “disinformazione medica”.

In breve il dottor Serpieri, insieme con il medico Fabio Franchi, ha realizzato un lavoro (https://www.researchgate.net/publication/356459619_Is_polymerase_chain_reaction_fully_reliable_A_critical_review_in_the_light_of_published_evidence_from_the_golden_decades_of_molecular_genetics) che consta di ben sessanta pagine nelle quali si rende conto dei mesi di lavoro fatto alla ricerca e analisi degli studi sulla PCR, sul suo funzionamento e sulla sua validità nella diagnosi di malattie.

Ricordo infatti che la PCR non è solo lo strumento che ci sta tenendo sotto la cappa pseduo pandemica covidiana, ma è stato il grimaldello utile ad aprire la porta sul delirio vissuto a suo tempo per l’AIDS presuntamente (ma invito ad informarsi sui testi scientifici per comprendere la reale natura di quella “pandemia”) provocato dal virus HIV.

Kary Mullis, purtroppo morto nell’agosto del 2019 di polmonite (alle volte il destino), oggi non può fare il diavolo a quattro contro l’uso per lo meno erroneo del suo test. Ma lo fece eccome quando si tratto di inventare la narrazione sull’AIDS.

Ad ogni modo l’ingegnere ha trovato un bel problemino con le temperature alle quale si realizza il test che, in definitiva, invece di moltiplicare il DNA del presunto virus lo spezzetta facendo ben altro rispetto a quanto venduto dalla cosiddetta “comunità scientifica”.

Come già detto questo lavoro, che leggerò con attenzione nei prossimi giorni, si aggiunge ai documenti che ho trovato e condiviso a suo tempo e che dimostrano come il presunto virus non sia stato mai isolato e i test siano stati creati utilizzando materiale genetico umano, del virus (di uno dei virus) dell’influenza e del virus SARS, quello del 2003.

Sembrerà una cosa da nulla a chi, giustamente sostiene che comunque la malattia ci sia (anche se si tratta dell’influenza alla quale hanno cambiato nome), ma stiamo parlando di una premessa fallace a tutta la narrazione covidiana.

Ora attendiamo la revisione che richiederà mesi prima di fornire un responso sulla bontà del lavoro svolto, ma ripeto che i documenti che dimostrano la fallacia all’origine della narrazione li abbiamo già. Questo ulteriore tassello si aggiungerebbe sommando evidenza a evidenza.

Il resto è noia, prescrizioni prive delle minime basi scientifiche e delirio.

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