Premessa doverosa. A me tutto sommato il 2015, soprattutto in considerazione delle premesse non certo esaltanti di fine 2014, non è dispiaciuto. Se andiamo ad analizzare alcuni parametri che propongono una fotografia complessiva magari non esaltante, ma comunque leggermente migliore di quella di 12 mesi fa è sostenibile la posizione del Premier che ha vantato risultati positivi a scapito dei suoi amici gufi.

Tanto per dire il PIL che sarà col segno più (che poi sia +0,7 o +0,8 lo vedremo) e il mercato del lavoro che vede la disoccupazione in lieve calo e gli occupati in aumento sono dati che pur non esaltando quanto meno danno un minimo conforto.

C’è però la consueta tendenza del politico di turno chiamato a governare che non scampa alla pratica dell’abbellimento di alcuni dati per presentare una realtà ben diversa da quel che dicono i numeri nudi e crudi.

L’esempio del mercato del lavoro parla chiaro, o per dirla col linguaggio del Premier, i fatti hanno la testa dura.

E allora perché ci sentiamo dire che ci sono 300.000 posti di lavoro in più grazie al Jobs Act? Il Jobs Act non era quella riforma che avrebbe dovuto portare posti di lavoro a tempo indeterminato come se piovesse (indi, i 300.000 li avrebbe generati tutti il Jobs Act)? Ebbene, se l’Istat ci dice che fino ad Ottobre i posti di lavoro in più erano 247.000, 182.000 dei quali a tempo determinato, e che i restanti 65.000 sono in maggioranza part-time di cosa parla il Premier? Di un dato complessivo numericamente corretto se letto senza andare a controllare come è formato. L’Istat ci fa la grazia ogni volta di dare anche la composizione degli aggregati e così possiamo vedere che il Jobs Act avrebbe portato 65.000 posti di lavoro a tempo indeterminato in più rispetto al 2014. Un numero, come dire, molto meno fashion dei 247.000 di Ottobre o dei 300.000 di fine anno indicati dal Premier (e qui peraltro non mi pare sia stata fornita la fonte). E in più diciamo avrebbe, perché essendo entrato in vigore a Marzo il Jobs Act non ha coperto per intero il 2015.

Stesso discorso vale per la disoccupazione, che è sì in calo, ma il Premier farebbe bene e dire che lo è anche grazie all’aumento degli inattivi.

C’è poi il dato dei mutui. Il Premier dice che sono aumentati del 97,4% e ha ragione, almeno stando a quanto riportato dall’ABI.

Ricordiamo intanto che ABI riceve i dati dall’80% delle banche italiane per cui i suoi numeri sono ovviamente attendibili ma non coprono il 100% del territorio. Ma il dettaglio più importante è quello legato alle surroghe, ovvero alle accensioni di mutui da parte di coloro che già ne avevano altri con condizioni peggiori e hanno scelto di accenderli nuovamente presso altre banche a condizioni migliori. A Novembre 2015 secondo ABI eravamo attorno al 32% del totale. Il che significa che il 97,4% sbandierato dal Premier non è reale, ma ben pompato. Di nuovo, che male c’è a dare le cifre corrette, che peraltro sarebbe comunque positive? E’ davvero necessario esagerare? Evidentemente sì!

Tra gli altri punti toccati nella conferenza stampa di fine anno stenderei un velo pietoso sulle questioni di politica estera.

Un Premier che si affretta a dire che lui mai attaccherebbe la Germania e che l’Italia non chiede deroghe alla UE ma rispetta sempre (= esegue gli ordini) le decisioni (= imposizioni) della Commissione già mi fa venire l’orticaria. Se poi aggiungiamo il peso nullo dell’Italia sui tavoli che contano mascherato con l’assegnazione di alcune poltrone inutili come quella di Alto Rappresentante della UE o altre in arrivo il fastidio sale ancora di più.

Quando penso alle tabelle di Eurostat e Bankitalia che certificano come la Germania abbia fregato l’Italia facendola entrare nell’Euro dopo aver fallito un primo tentativo con lo SME penso che il Premier dovrebbe mollare gli ormeggi e affrontare davvero a muso duro i padroni di Eurolandia. Ma so che questa è solo una pia illusione.

E comunque va tutto bene, siamo tutti più belli, buoni, ricchi e senza brutti pensieri. Evviva!