Tempo fa condivisi uno studio sull’impatto di A.I. (Artficial Intelligence) e Super Tech sul mercato del lavoro mondiale.

In quel lavoro si preconizzava una sorta di tsunami globale con previsioni di perdita di decine di milioni di posti di lavoro.

Per par condicio oggi ne condivido uno decisamente più ottimistico nelle previsioni.

Uno sguardo da qui al 2030 lo offre il PricewaterhouseCoopers, leader mondiale del consulting insieme a Deloitte & Touche, Ernst & Young e KPMG.

Nello studio “Sizing the prize” (https://www.pwc.com/ai) troviamo molti elementi interessanti che aiutano a capire quale sarà l’impatto della Artificial Intelligence sulle aziende (qui il PDF: https://www.pwc.com/gx/en/issues/analytics/assets/pwc-ai-analysis-sizing-the-prize-report.pdf).

Un impatto calcolato in termini di contributo all’economia mondiale (15,7 trilioni di dollari) con un +26% di PIL e con la possibilità di avere un saldo positivo tra quelli che saranno i posti di lavoro persi e i nuovi.

Un mondo a colori, ma a patto che ci si faccia trovare pronti.

Dopo una prima introduzione sul tema A.I. l’analisi settore per settore culmina in un eloquente grafico a pagina 11 (Figure 4: What’s the potential impact for your sector?) si divide in percentuale la stima di impatto sul singolo comparto economico nel breve (0-3 anni), medio (3-7 anni) e lungo periodo (oltre i 7 anni).

Tra gli altri da segnalare che si prevede il 100% dell’impatto sul settore dei Servizi Finanziari (Financial Services) da qui ai prossimi 7 anni.

Ci sta se consideriamo che in molti Paesi il contante è già in via di estinzione e presto lo sarà in tutto il Mondo e se aggiungiamo l’incombente avvento delle cryptovalute non solo come strumento di speculazione finanziaria, ma come vero e proprio sostituto delle attuali monete.

Più sul lungo termine è previsto l’impatto nel settore sanitario (Healtcare).

Anche qui concordo pensando ai progetti in divenire in Italia (Human Technopole di Milano – https://www.htechnopole.it) come nel resto del Mondo e alla oggettiva arretratezza di grandi aree del Pianeta nella raccolta dei Big Data che sono esiziali per avviare la rivoluzione Tecno-A.I. sanitaria.

Non concorderei invece sulle previsioni legate al mercato del retail se pensassi al commercio tradizionale.

E’ infatti di questi giorni una notizia che arriva dalla Germania e che da il metro di come il commercio (tradizionale)  ia in difficoltà nella gestione della rivoluzione tecno-digitale.

Leggevo su Handelsbat del tentativo che pare sia andato a vuoto, ma va detto che i diretti interessati smentiscono parlando di semplici ritardi, di collaborazoine tra LIDL  e SAP per far virare il retailer  tedesco verso la gestione completamente digitalizzata del proprio business (https://www.handelsblatt.com/unternehmen/handel-konsumgueter/digitale-transformation-wie-sap-und-lidl-hunderte-millionen-euro-versenkt-haben/22850166.html).

Grandi investimenti, assunzioni massicce, quasi una nuova azienda creata dal nulla e ora… flop?

Se invece pensiamo ai futuri padroni del Mondo – e no, non si scherza – ovvero Amazon, Ali Baba & friends, allora l’impatto che si prevede altissimo già nei prossimi 3 anni (il 54% è  a percentuale più alta tra tutti i settori presi in esame) ci sta.

Staremo a vedere da qui al 2030 chi avrà visto lungo, sempre senza dimenticare che questi studi finiscono nelle mani delle aziende più importanti al Mondo e chiaramente anche dei più grandi investitori.

In ultimo noto come anche questo studio sottolinei la fondamentale importanza della preparazione, ovvero della formazione in particolare dei giovani onde evitare che le previsioni più tetre colgano nel segno.

In un altro articolo (https://www.pwc.co.uk/services/economics-policy/insights/the-impact-of-automation-on-jobs.html) altrettanto interessante troviamo infatti alcuni dati on proprio rassicuranti sul possibile effetto negativo della automazione sul mercato del lavoro.

I lavori potenzialmente a rischio entro il 2020 sarebbero stimabili in un 3%, percentuale che potrebbe salire sensibilmente entro il 2030 arrivando addirittura al 30% con un 44% di lavoratori con scarse competenze a forte rischio.

Numeri che parlano chiaro riguardo l’importanza della formazione.

Chi è senza skills è out!

E qui mi preme dire è che la rivoluzione di Super Tech e A.I. colpirà duro quei Paesi che vanno al traino delle economie più evolute (U.S.A. e Cina in testa).

L’Italia da tempo fa parte  del novero delle “inseguitrici” e ciò è male.

In questo senso ritrovo uno dei motivi che mi hanno portato a votare scheda bianca alle ultime Politiche.

Su questa specifica questione non esisteva un singolo programma che avesse messo nero su bianco un progetto, una visione, un’idea di futuro. Non nel breve, figuriamoci sul medio o lungo periodo.

Mentre scrivo queste righe ho tra le mani l’ultima bolletta ENEL che mi ricorda come ii Italia (dati 2015 e 2016) il mix di produzione energetico sia ancora basato su Carbone (nel 2016 21,67% di approvvigionamento e 15,90% immesso nel sistema), Gas Naturale (nel 2016 51,94% di approvvigionamento e 37,63% immesso nel sistema), sulle rinnovabili oltre che sul Nucleare (nel 2016 4,98% di approvvigionamento e 3,89% immesso nel sistema).

Rinnovabili che per la cronaca dal 2015 al 2016 sono risultate in calo (dal 26,67% al 16,00% per l’approvvigionamento e 38,64% da 40,79% immesso nel sistema). chi fosse al governo in quegli anni lo sappiamo.

Peraltro abbiamo a disposizione da alcuni giorni anche i dati del 2017 sul sito del Gestore dei servizi energetici (https://www.gse.it/documenti_site/Documenti%20GSE/Rapporti%20delle%20attività/GSE_RA2017.pdf) dove si segnala un microscopico miglioramento nella produzione da fonti rinnovabili. Ma siamo giusto al 17,6% (pagina 8) che ci è richiesta come minimo sindacale in Europa e a quanto pare tanto basta.

In estrema sintesi Rinnovabili 17,6%, Merda – mi si passi il francesismo – di vario genere 82,4%.

Ho aggiunto l’appunto sulla questione energetica per ricordare un altro dei motivi per i quali ho votato scheda bianca.

Sulla questione esiziale dell’approvvigionamento energetico le posizioni dei dinosauri Forza Italia, PD, Lega sono note e prevedono l’uso dei  combustibili fossili “finché morte non ci separi”.

Diverso sarebbe il discorso per il M5S che effettivamente va dietro a un’idea di rinnovamento e cerca, almeno a parole, di protendersi con più decisione verso il futuro.

Ma se segui le missioni pentastellate all’estero capisci come non abbiano ancora fatto il salto di qualità e cerchino di andare dietro alle idee che altri Paesi hanno sperimentato qualche annetto fa. E quest ultimi sono ben contenti di vendere ai trogloditi italioti i loro ferri vecchi.

Qui occorre una rivoluzione che permetta al Paese di affrancarsi dalla dipendenza estera.

Oggi invece realizziamo opere idiote, distruttrici del territorio come il T.A.P. in Puglia perché, come si evince dai numeri siamo attaccati alla canna del gas.

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