In queste ore circolano servizi dei tiggì e articoli dei giornali di regime che raccontano, o meglio narrano quel che starebbe accadendo in Iran.

Mi sembra opportuno condividere la versione iraniana con un articolo del Tehran Times nel quale non si nega che vi siano proteste per la contingenza economica che sta mettendo a dura prova la popolazione, ma si evidenziano i consueti tentativi occidentali di manipolare le proteste e, in assenza di attecchimento della propaganda creata ad hoc per sobillare la popolazione, affidarsi alla creazione di falsi per mettere alla gogna il regime iraniano.

L’articolo originale è qui: https://www.tehrantimes.com/news/522311/Manufacturing-chaos-How-Western-and-Israeli-actors-seek-to-hijack.

Caos artefatto: come attori occidentali e israeliani cercano di dirottare le proteste pacifiche in Iran

La volatilità senza precedenti del mercato valutario e la rapida svalutazione del Rial iraniano nelle ultime settimane hanno costretto gli imprenditori (noti come bazar) a chiudere i loro negozi, a scioperare e a radunarsi in diverse piazze centrali di Teheran lunedì per esprimere il loro malcontento. I resoconti dei giornalisti del Tehran Times presenti sul posto, insieme ai filmati condivisi dai partecipanti, indicano che le proteste – iniziate domenica, con il picco lunedì e proseguite in modo minimo fino a martedì – sono rimaste in gran parte pacifiche.

I manifestanti si sono in gran parte astenuti dal vandalizzare proprietà pubbliche, hanno mantenuto i passaggi aperti ai veicoli e hanno indirizzato i loro slogan verso una migliore gestione economica. Le forze antisommossa hanno monitorato i raduni e sono intervenute raramente. Nulla di ciò che è emerso dall’Iran in questi ultimi giorni sarebbe estraneo alle consuete proteste settimanali che si verificano nelle capitali europee o nelle città americane.

Eppure questo tipo di protesta non è gradito né all’Occidente né al cane rabbioso della regione, Israele. Almeno due video circolati mostrano individui non identificati che incitano i commercianti dei bazar a vandalizzare proprietà e bloccare le strade. In uno, una giovane donna si rivolge a una folla di uomini – i bazar iraniani sono prevalentemente maschili – per poi fuggire dopo che i proprietari si rifiutano di ricorrere alla violenza. Si ritira dopo che un manifestante la sfida: “Chi sei?”.

Un altro episodio in piazza Hassan Abad a Teheran ha mostrato un uomo che trascinava un grande cassonetto della spazzatura comunale – uno delle migliaia sparse per la città – e tentava di dargli fuoco. I passanti lo hanno esortato a fermarsi prima che le forze di sicurezza lo arrestassero. Un giornalista del Tehran Times presente ha osservato che nessuno dei commercianti dei bazar ha riconosciuto l’uomo dopo le indagini svolte dopo il suo arresto.

Contemporaneamente, è emersa una campagna di influenza online, che modifica i video e li doppia con audio falsificato per insinuare falsamente che i manifestanti chiedano il ritorno del figlio dello Scià deposto. Un’immagine ampiamente diffusa, che si suppone simboleggiasse le proteste – raffigurante un uomo solitario seduto sull’asfalto di fronte a file di forze di sicurezza in motocicletta – è stata successivamente smascherata come generata dall’intelligenza artificiale.

Israele, infatti, ha apertamente ammesso di aver schierato agenti sul campo nel tentativo di spronare queste manifestazioni pacifiche verso il caos. Lunedì, l’account social in lingua persiana del Mossad ha pubblicato: “Scendiamo in piazza insieme. È il momento. Siamo al vostro fianco. Non solo con lo spirito o con le parole. Saremo lì, sul campo, con voi”.

Ancora più schiette sono state le dichiarazioni di un giornalista del Canale 13 israeliano, che ha rivelato l’intenzione del regime di trarre profitto dalla situazione: “Israele dovrebbe organizzare e guidare le proteste in Iran; dobbiamo sostenere e appoggiare i manifestanti, e poi scatenare la guerra su vasta scala che speravamo e aspettavamo!”

Un conduttore di Iran International, che a giugno aveva spudoratamente appoggiato l’aggressione militare israeliana contro l’Iran durata 12 giorni, ha suggerito che un’estensione delle proteste potrebbe facilitare un altro attacco israeliano. La testata, con sede a Londra e Washington e finanziata da Israele, incoraggia apertamente gli iraniani a considerare Israele come il loro salvatore definitivo: “L’espansione delle proteste di piazza aprirà la strada all’azione militare e consoliderà una posizione di guerra contro l’Iran; dobbiamo far sì che queste proteste si estendano; Israele è pronto a sostenerle”.

Tra le figure politiche, l’ex Primo Ministro israeliano Naftali Bennett ha registrato un “messaggio speciale al popolo iraniano”, dichiarando la disponibilità del suo regime ad aiutare gli iraniani a raggiungere la “libertà”.

Anche il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump è intervenuto durante la visita del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, avvertendo che l’Iran deve acconsentire alle sue richieste per evitare ulteriori “disordini”. Né Trump, né alcuno dei politici o dei media che professano “sostegno” agli iraniani, ha riconosciuto che la causa principale della crisi economica dell’Iran sono le sanzioni di “massima pressione” imposte da Trump nel 2018, sanzioni che da allora sono state solo inasprite.

Le autorità iraniane hanno riconosciuto le proteste e hanno dichiarato di star adottando nuove misure per stabilizzare il Rial, il cui ripetuto calo alimenta l’inflazione. Il presidente Masoud Pezeshkian si è rivolto ai manifestanti in un post su X e nuovamente durante una riunione di gabinetto di martedì. Anche il presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf ha descritto le proteste come legittime durante una sessione parlamentare, ma ha avvertito i partecipanti di rimanere vigili contro i tentativi nemici di sfruttarle.

In definitiva, questi eventi rivelano un chiaro doppio standard: le assemblee pacifiche vengono elogiate come espressione democratica in un contesto, ma vengono attentamente esaminate e strumentalizzate quando si verificano all’interno di una nazione osteggiata dagli interessi occidentali e israeliani. Mentre le lamentele interne vengono affrontate attraverso i canali ufficiali e il dibattito pubblico in Iran, attori esterni lavorano attivamente per distorcere, intensificare e strumentalizzare il malcontento civile, non in solidarietà con il popolo iraniano, ma nel perseguimento dei propri obiettivi geopolitici. La vera misura di queste proteste, quindi, non risiede nelle narrazioni sensazionalistiche promosse dall’estero, ma nello spirito legittimo, ordinato e riformista con cui sono state condotte dallo stesso popolo iraniano.

Riusciremo prima o poi a comprendere che ogni popolo deve prendere in mano il proprio destino?

Chi siamo noi per interferire nella vita politica di un altro paese? Poi però se altri provano a farlo a casa nostra proviamo un certo fastidio, vero?

E chi siamo noi per inventare menzogne di ogni genere, come quelle sull’Iran che ci vuole distruggere tutti (balla sesquipedale ampiamente sbugiardata dai fatti e dalla storia), atte a creare una rappresentazione fasulla di un paese straniero.

Lo facciamo sempre, con l’Iran, con la Russia, con la Cina e con tutti quei paesi che sarebbero (anche se io ho la mia convinzione che comunque tutti remino dalla stessa parte sulle agende che contano davvero) non allineati.

Per chiudere ricordo ancora una volta che mentre il macellaio Benjamin Netanyahu va in giro a raccontare di quanto i sionisti amino i cristiani – quelli che bombardano, ai quali sputano in faccia per strada e che perseguitano esattamente come fanno coi cattivissimi musulmani – in Iran i cristiani vivono in santa pace coi musulmani e anche con gli ebrei.

Ma se volete continuare a dar retta ai media di regime occidentali accomodatevi pure.

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