L’accordo di mutua difesa tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan è realtà.
Sei mesi dopo l’annuncio della possibile intesa trilaterale (di cui avevo parlato in un altro articolo: http://www.busnosan.it/wp/2026/01/13/chi-si-dovra-preoccupare/) ecco arrivare la conferma ufficiale.
Allora come oggi la domanda è quella: Chi si dovrà preoccupare?
Di seguito la traduzione (originale: https://www.middleeasteye.net/news/turkey-saudi-arabia-pakistan-sign-defence-pact-sources-say).
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Turchia, Arabia Saudita e Pakistan firmano un patto di difesa
L’accordo, il primo nel suo genere, include una clausola di difesa reciproca, afferma un funzionario
Turchia, Arabia Saudita e Pakistan hanno firmato venerdì un accordo di difesa congiunta, unendo per la prima volta i tre maggiori Paesi musulmani del mondo sotto un unico ombrello di sicurezza.
L’accordo, in fase di negoziazione dallo scorso anno, crea un nuovo e significativo quadro trilaterale in un contesto di crescente crisi regionale a seguito degli attacchi israeliani e statunitensi contro l’Iran.
Gli analisti sauditi avevano precedentemente affermato che Riad avrebbe potuto attivare il patto di difesa attualmente in vigore con il Pakistan qualora fosse entrata in guerra con l’Iran.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman e il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif hanno firmato l’accordo alla Mecca in una cerimonia congiunta.
I leader, in una dichiarazione congiunta, hanno affermato che l’accordo di difesa riflette la loro comune determinazione a rafforzare ulteriormente la sicurezza collettiva, nella regione e oltre.
“L’accordo mira a rafforzare la deterrenza collettiva contro ogni forma di aggressione e stabilisce che un attacco armato perpetrato contro uno qualsiasi dei tre Stati sarà considerato un attacco contro tutti e tre”, si legge nella dichiarazione congiunta. “L’accordo prevede inoltre lo sviluppo della cooperazione in materia di difesa tra i tre Stati in tutte le sue dimensioni”.
“L’accordo cambierà gli equilibri di potere nella regione”, ha affermato una fonte con sede ad Ankara. “Se attuato con successo, l’accordo rafforzerà la stabilità e la sicurezza delle popolazioni che vivono in questa parte del mondo”.
Le fonti hanno affermato che l’accordo riguarderà tutta la cooperazione in materia di difesa tra i tre Paesi.
“Non modificherà né comprometterà alcun altro impegno di alleanza che i tre Paesi possano avere”, ha aggiunto la stessa fonte.
Un funzionario turco ha dichiarato a Reuters che l’accordo ha natura difensiva, non è diretto contro alcun attore specifico ed è aperto ad altri Paesi della regione.
Ex rivali si avvicinano
Il patto legherebbe tre dei più grandi Paesi della regione, ognuno con vantaggi unici.
L’Arabia Saudita, ricca di petrolio, è l’unica economia del mondo arabo a far parte del G20 e ospita La Mecca e Medina, le due città più sacre dell’Islam.
Il Pakistan è l’unico stato del mondo musulmano a possedere armi nucleari.
La Turchia, a cavallo tra Asia ed Europa, vanta il secondo esercito più grande della NATO.
Sia Islamabad che Ankara si stanno affermando come importanti produttori ed esportatori di armi.
Il Pakistan è storicamente vicino sia all’Arabia Saudita che alla Turchia, ma questi ultimi due paesi non sono sempre stati d’accordo.
Il presidente turco Erdogan ha appoggiato le proteste popolari seguite alla Primavera araba, che Riad ha percepito come una minaccia al suo sistema di governo monarchico.
Dieci anni fa, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti si sono uniti per combattere la Turchia in Libia. Hanno anche sostenuto il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, un ex generale che Erdogan aveva in passato denunciato.
Ma le alleanze della regione sono state soggette a repentini cambiamenti. Erdogan e Sisi si stanno avvicinando a causa delle comuni preoccupazioni per la guerra di Israele contro Gaza, riconosciuta come genocidio dalle Nazioni Unite, e per i più ampi attacchi contro Libano, Siria e Iran.
L’Arabia Saudita e la Turchia hanno iniziato a ricucire i rapporti intorno al 2021.
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Da sottolineare la parte conclusiva dell’articolo dove si ricorda ciò ognuno porta in dote agli altri paesi coinvolti.
Un elemento non descritto, ma che ha la sua importanza per le rispettive popolazioni, è quello della religione che accomuna questi paesi. Sono tutti musulmani sunniti.
Ciò potrebbe far pensare che più di tutti debba preoccuparsi quell’Iran che, costretto dal proditorio attacco del dinamico suo USA-Israele, ha dovuto suo malgrado rischiare l’escalation andando a colpire quei paesi che sono alleati USA nella regione.
Pare evidente che l’ombrello nucleare del Pakistan sia un deterrente più che valido per il futuro. In tal senso sarà interessante vedere cosa accadrebbe qualora gli USA decidessero di tornare ad attaccare con decisione Tehran.
Anche per Israele però potrebbe essere una notizia poco entusiasmante dal momento che ora non è più, almeno sulla carta, l’unica potenza nucleare della penisola arabica.
C’è poi da dire di quel Pakistan che guadagna punti facendo da mediatore tra Iran e USA e ora mettendo a disposizione il proprio deterrente nucleare.
C’è quel volpone di Erdogan che continua a manovrare da paese NATO che si destreggia piuttosto bene più tavoli.
E infine c’è Johnny (così lo chiamò il Trumpone in un incontro di qualche tempo fa del quale feci anche un video), al secolo Mohammed bin Salman, col suo piedino nel G20 e il petrolio saudita che non guasta mai.
Vai a fare tanti discorsi e banalmente le geometrie variabili mediorientali hanno colpito ancora.