Il “Reddito minimo vitale” lanciato in Spagna un mese fa nell’articolo apparso ieri su Nature.

Sono ormai molteplici gli esperimenti in corso nel mondo, Italia compresa e Nature ne ricorda un po’ di storici e attuali.

Quello spagnolo però, a differenza del nostro, non ha condizioni legate all’accettazione di offerte lavorative.

Si tratta dunque di un vero e proprio reddito di base garantito.

Non lo possiamo però definire universale in quanto è diretto alla fascia di popolazione più povera di Spagna.

Nell’articolo pubblicato da Nature (https://www.nature.com/articles/d41586-020-01993-3) si parla di circa 850.000 famiglie, mentre sulla stampa spagnola (https://www.elmundo.es/economia/2020/06/14/5ee35d5bfc6c83f7018b473e.html) la cifra arriva a 1,1 milioni di cui 600.000 nullatenenti.

Cifre a parte – ricordiamo che si va dai 462 ai 1.015 euro – è l’idea sulla quale è doveroso ragionare.

Da tempo condivido i numerosi articoli e video che incrocio in rete nei quali si parla di robotizzazione e intelligenza artificiale.

L’hastag di riferimento di questi post di condivisione sui social è #anotherbrickinthewall ad intendere che la strada verso la completa automazione del mondo del lavoro è tracciata.

Ho letto molteplici studi che provano a dare i numeri e ad ipotizzare il futuro del lavoro umano, cercando di visualizzare le possibili nuove professioni come se si volesse esorcizzare una certa paura.

In sostanza però noi stiamo vivendo un periodo di passaggio nel quale lo switch alla completa automazione del lavoro è in preparazione.

Penso quindi che non resterà nemmeno un singolo lavoro a disposizione dell’uomo.

Ma perché?

Perché il lavoro manuale già oggi è sostituibile in toto (automazione) e anche quello intellettuale (A.I.), anche se questo non ve lo dicono per non spaventare il gregge, lo sarebbe da tempo.

Le prove sono numerose per chi sa cercare, ma come detto non se ne parla troppo per procedere a quella che io definisco “Rivoluzione Industrial-Esistenziale” senza rischiare sommosse.

Qui devo dire che sono da sempre combattuto tra l’entusiasmo per le meraviglie proposte dall’innovazione tecnologica e i possibili rischi derivanti dalla scomparsa del lavoro umano.

Propendo però per il bicchiere mezzo pieno pensando che quel che andrà a scomparire sarà la schiavitù del lavoro salariato. E speriamo che gli esseri umani capiscano quale enorme opportunità ne scaturisca (ho qualche dubbio).

In questo senso ritengo utile accelerare sulla via del reddito universale di base, anche se per quel che mi riguarda sarei propenso ad eliminare proprietà privata e denaro, i due elementi che l’uomo vede come beni e che invece sono fondamenti della sua schiavitù materiale.

Ma qui forse mi spingo troppo in là verso altri lidi e chissà altre epoche storiche ancora troppo lontane da noi.

Al di là delle mie elucubrazioni seguo con interesse l’esperimento spagnolo (questo il sito governativo dedicato all’iniziativa: https://ingreso-minimo-vital.seg-social-innova.es/).

Sono curioso di vedere le prime risultanze considerato che nel caso italiano, come negli altri, il tempo minimo di valutazione d’impatto va da uno a due anni.