Sono i fautori del Grande Reset mondiale. Molte delle idee vengono da lì (e i processi partono da quelle idee) per cui facciamo un po’ di letture dal sito ufficiale dell’organizzazione capeggiata dal “buon” Klaus Schwabb.

In questo articolo (https://www.weforum.org/agenda/2021/02/3-shifts-can-scale-the-circular-economy-ellen-macarthur-frans-van-houten/) dell’11 febbraio si parla di economia circolare e del possibile impatto su un mondo nel quale “Approximately $57 billion of global electronic waste is generated every year” (approssimativamente ammonta a 57 miliardi di dollari lo spreco annuo di materiale elettronico che diviene spazzatura).

La strada giusta sarebbe quella di mettere da parte il mantra del ventesimo secolo, ovvero quello della obsolescenza programmata che ha portato la produzione dal realizzare prodotti durevoli al progettare gli stessi con una data di scadenza ben definita.

Poi è stata la volta dei prodotti elettronici e informatici che hanno una intrinseca obsolescenza data dai continui aggiornamenti che richedono un’opera costante di sostituzione.

Ora si tratterebbe di per molti aspetti di tornare sui propri passi.

L’esempio che si fa del disassemblaggio è corretto, ma fa un po’ sorridere. Se pensiamo che, per esempio, le batterie degli smartphone non sono estraibili (così vi controllano in qualsiasi momento) e tornare indietro impedirebbe, almeno in teoria, il controllo.

Al solito idee giuste proposte da chi ci ha portato esattamente nel punto in cui siamo lasciano col dubbio che si stia intraprendendo una strada diversa da quella venduta alle masse. Anche se io avrei una domanda: E se si tornasse a creare prodotti che durano anche una vita?

In quest’altro articolo (https://www.weforum.org/agenda/2021/02/afcfta-africa-free-trade-global-game-changer/) del 9 febbraio si analizzano le opportunità della AfCFTA (African Continental Free Trade Area).

Si tratta di una vasta area di commercio libero appena nata (1 gennaio – https://afcfta.au.int/en) definita “game changer” mondiale.

Interessante l’articolo che fornisce dati utili per capire come questa sarà una mecca dell’investimento nell’economia reale dei prossimi anni.

Pioggia di miliardi dunque sull’Africa, ma anche il dubbio che questa sia l’ennesima operazione di sfruttamento mascherata da investimento per lo sviluppo. Vedremo.

C’è poi un articolo apparso su “The Print” il 7 febbraio (https://theprint.in/science/what-happened-when-ai-and-traditional-farmers-competed-in-a-strawberry-growing-contest/599868/) che viene segnalato anche dal Forum di Davos.

Si parla del confronto durato quattro mesi tra agricoltori tradizionali e sistemi integrati basati su Intelligenza Artificiale per la produzione di fragole.

Dove si sarà tenuta questa sfida? Ma naturalmente in Cina.

E come è andata? No contest! Manifesta superiorità! In sintesi un massacro.

Per dirla coi numeri l’Intelligenza Artificiale ha permesso di produrre il 196% di fragole rispetto all’uomo.

Per i dettagli su come sia stato possibile vi rinvio all’articolo aggiungendo che l’AI ha ancora enormi margini di miglioramento. Chiaro?

Ricordo che la sfida è stata organizzata dalla Pinduoduo (https://en.pinduoduo.com/company), la più grande piattaforma tecnologica focalizzata sul settore agricolo insieme all’Università Agricola Cinese (https://en.cau.edu.cn/) e alla FAO (http://www.fao.org/home/en/).

Quindi per prima cosa ricordiamo che l’hub dell’innovazione è chiaramente la Cina, ma il progetto è condiviso a livello mondiale. D’altro canto, chiacchiere a parte, questo è il secolo cinese.

Secondo, durante lo scorso weekend in Germania, a Berlino, si è tenuta una grande manifestazione di agricoltori tedeschi (i media di regime non ve ne hanno parlato per non macchiare l’immagine della signora, guardate qui sotto).

Attorno al minuto 3 per qualche secondo si può leggere la scritta “No farmers, no food, no future”. Un simbolo della protesta.

Purtroppo per loro si tratta di una battaglia persa in partenza, un po’ come se fossero dei novelli Don Chisciotte che lottano contro i mulini a vento, e il perché lo dovreste capire da quanto riportato sopra.

Il futuro va nella direzione della totale digitalizzazione e robotizzazione del lavoro, e non è un futuro lontano. E ricordate che anche le professioni più “alte” sono nel mirino e tutto il lavoro ne sarà influenzato.

Sarebbe l’occasione per l’uomo di liberarsi dal lavoro salariato convogliando energie sulla crescita personale.

Sarà forse l’occasione per le élite di creare enormi sacche di poveri tenuti in vita al minimo col reddito di base universale, magari deprivate della proprietà di ogni cosa, prima di procedere coi prossimi passi che non vi dico altrimenti passo per la solita Cassandra portatrice di malaugurio.