Negli ultimi tempi sono state lanciate, come sempre del resto, alcune raccolte firme per leggi di iniziativa popolare o referendum.

Si chiede alla gentile utenza domestica italiota di dare il proprio contributo per poter presentare i progetti relativi ai temi più disparati all’attenzione del Bar-lamento italiota.

Ma andiamo con ordine partendo dal primo progetto di legge che riguarda il finanziamento ai giornali.

La campagna di raccolta firme (https://bastasoldiaigiornali.it/) lanciata dall’associazione Schierarsi (https://www.associazioneschierarsi.it/) e iniziata ad aprile 2026 (https://www.lindipendente.online/2026/04/30/e-iniziata-la-raccolta-firme-per-il-referendum-contro-i-soldi-pubblici-ai-giornali/) mira a proporre un referendum per l’abolizione del finanziamento pubblico ai giornali.

Il testo del quesito (https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6200004) recita:

Volete che sia abrogato l’art. 16, comma 4-bis, del D.L. 30 dicembre 2023, n. 215 («Disposizioni urgenti in materia di termini normativi»), convertito, con modifiche, dalla legge 23 febbraio 2024, n. 18 («Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2023, n. 215, recante disposizioni urgenti in materia di termini normativi»), avente il seguente testo: «all’articolo 1, comma 394, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, concernente il differimento dei termini per la riduzione e l’abolizione dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici, le parole: “settantadue mesi” sono sostituite dalle seguenti: “novantasei mesi”».

Per chi volesse qui c’è il testo del della legge 18/2024: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2024/02/28/24G00033/sg.

In sostanza abrogando quel testo si blocca la deroga portata a 96 mesi per avviare l’iter di riduzione e definitiva abolizione del finanziamento pubblico ai giornali.

Poi c’è l’iniziativa per i cosiddetti “Cieli Blu“, una raccolta firme (https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6500012) per proporre una legge di iniziativa popolare con la quale bloccare le irrorazioni di sostanze chimiche nei nostri cieli.

Possiamo discutere del merito della proposta, per esempio su comedonchisciotte si fornisce una analisi critica con parere negativo (https://comedonchisciotte.org/il-ddl-cieli-blu-e-una-proposta-di-legge-che-manca-il-bersaglio/), ma noi ci limitiamo a segnalare l’iniziativa.

Se volete dare un’occhiata potete vedere quante proposte siano attualmente in fase di raccolta firme sul sito dedicato: https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open.

Nel frattempo la cara Giorgina fa sapere che entro l’estate sarà adottata la legge delega per la ripresa della produzione di energia nucleare in Italia (https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/05/13/premier-time-al-senato-con-la-presidente-del-consiglio-giorgia-meloni_b8cf042f-5fa8-4d2a-83dc-7e0564e712d1.html).

La storia racconta patria – ogni riferimento ai patrioti al governo è puramente voluto – ci ricorda che il popolo italiano è stato chiamato a esprimere il proprio parere due volte, la prima nel 1987, la seconda nel 2011.
Il parere fu chiaro sia nel 1987 (https://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_in_Italia_del_1987) che ancor di più nel 2011 (https://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_in_Italia_del_2011).
Oggi siamo punto e a capo con un governo che ci riprova non perché vuole bene agli italiani e vuole rendersi il più possibile indipendente dagli idrocarburi, ma più semplicemente perché ci sono da alimentare i datacenter che sorgono come funghi e l’energia dovrà essere convogliata in gran parte in questa rete infrastrutturale di supporto alla gabbia digitale.
Arriveremo probabilmente a un nuovo referendum e si vedrà quel che accadrà.

Tornando a monte e parlando della questione del finanziamento ai giornali ricordo solo che nel 2008 al secondo V-Day – io ero presente così come al primo – si raccolsero più di 500.000 firme per proporre il referendum di abrogazione. Poi la Cassazione sentenziò che non erano state raccolte quelle necessarie (https://www.corriere.it/politica/08_novembre_11/firme_referendum_grillo_3dadb2b0-b004-11dd-981c-00144f02aabc.shtml) e pouff!

Sorvoliamo sulle innumerevoli proposte che si sono perse o anche quelle sulle quali si è votato e che ancora oggi restano lettera morta, un esempio su tutti quello dell’acqua pubblica.

C’è poi il caso di scuola della Svizzera. Qui si vota eccome ogni sacrosanto anno, anche due volte l’anno, su temi che si affidano al giudizio popolare referendario.

Ebbene, delle ultime votazioni mi piace ricordare quella sull’esclusività dell’emissione della moneta affidata alla banca centrale dove stravinse il NO (https://www.ilpost.it/2018/06/10/referendum-moneta-intera-svizzera/) di un popolo evidentemente ignorante in materia che fu fottuto bellamente senza colpo ferire. E così fu mantenuta la legittimità di emissione, ovvero di creazione ad minchiam del denaro da parte delle banche private.
Lo so che il meccanismo non è così semplice e che dietro all’emissione istantanea di denaro sostanzialmente inesistente da parte delle banche all’atto di fornire prestiti ci sono i depositi ghost della Banca Centrale Europea, però se fosse stato approfondito il concetto stesso alla base del sistema forse gli svizzeri avrebbero compreso la rivoluzione che avrebbero potuto mettere in moto con il SÌ.

Andato in archivio questo, come altri precedenti referendum monetari, siamo arrivati all’ultimo per il quale in tanti hanno festeggiato.
A marzo di quest’anno i cittadini hanno votato SÌ all’inserimento in Costituzione della disponibilità di denaro contante e il franco come valuta svizzera.
Il denaro contante garantito per legge costituzionaleee! Tutto molto bello!

Peccato però che…

Come si evince dalla puntata di Patti Chiari di pochi giorni fa la situazione è già ampiamente compromessa con l’uso del contante sempre meno impattante, a parte qualche isola di contestazione che fa sempre comodo avere per dare l’illusione della libera scelta.

Si dirà che sono pessimista cosmico leopardiano, ma la storia insegna che con questo genere di iniziative non si va da nessuna parte esattamente come accade con un voto che sa di farsa ogni anno che passa sempre di più.
I limiti della democrazia rappresentativa sono sotto gli occhi di chiunque voglia vedere, altro sarebbe una vera democrazia diretta che non ammetta deroghe o proroghe. Ma so di essere in minoranza per cui mi taccio avendo già detto e scritto fin troppo per oggi.

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